L’intelligenza artificiale non è più soltanto un fattore di innovazione tecnologica o di crescita economica. È diventata una questione centrale di sovranità, fiducia e governance globale. Con l’accelerazione degli investimenti e l’integrazione dell’IA nei servizi pubblici e nei mercati, la vera sfida non riguarda più se l’intelligenza artificiale trasformerà le nostre società, ma in che modo e secondo quali regole. L’Ue rappresenta per molti un modello nella definizione della governance, anche se gli attori globali più influenti sono coloro i quali stanno puntando tutto sullo sviluppo tecnologico.
In questo contesto, la convergenza strategica tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Europa apre la strada a un modello equilibrato, capace di conciliare competitività tecnologica e responsabilità etica.
Infatti, gli Emirati Arabi Uniti hanno collocato l’intelligenza artificiale al centro della loro strategia di trasformazione economica. Sono stati il primo paese, già nel 2017, a istituire un ministero esclusivamente dedicato all’IA. Secondo le stime di PwC, l’IA potrebbe contribuire tra 90 e 100 miliardi di dollari all’economia emiratina entro il 2030, pari a circa il 14% del PIL nazionale, uno dei livelli più elevati al mondo.
Abu Dhabi svolge un ruolo chiave in questa dinamica, concentrando investimenti significativi in infrastrutture digitali, data center, calcolo ad alte prestazioni e ricerca applicata, oltre all’integrazione dell’IA in settori strategici come energia, industria avanzata, logistica, sanità e servizi finanziari. Questo approccio ha consentito all’emirato di affermarsi come hub regionale per l’innovazione tecnologica.
La rapida diffusione dell’IA comporta altresì rischi sistemici: opacità algoritmica, discriminazioni, uso improprio dei dati e perdita di fiducia da parte dei cittadini. Gli Emirati hanno riconosciuto tempestivamente queste sfide, integrando principi di intelligenza artificiale responsabile nelle proprie politiche pubbliche.
È in questo ambito che il dialogo con l’Europa assume un valore strategico. L’Unione europea si è affermata come punto di riferimento globale con l’AI Act, uno dei quadri normativi più avanzati al mondo, basato sulla trasparenza, sulla gestione del rischio e sulla tutela dei diritti fondamentali.
A ciò si aggiunge la Raccomandazione dell’UNESCO sull’etica dell’intelligenza artificiale, adottata all’unanimità, che fornisce un quadro universale per uno sviluppo dell’IA centrato sull’essere umano.
La cooperazione tra Emirati ed Europa in materia di IA non si limita ai principi. Si traduce in partenariati accademici, progetti di ricerca congiunti, dialoghi regolatori e sperimentazioni su applicazioni dell’IA nei servizi pubblici e nello sviluppo sostenibile. Questa collaborazione è tanto più necessaria se si considerano le persistenti asimmetrie del settore: a livello globale, meno del 25% dei professionisti dell’IA sono donne, un dato che solleva interrogativi sulla diversità e sulla rappresentatività dei sistemi intelligenti. Affrontare queste sfide richiede risposte coordinate e internazionali.
L’esperienza internazionale dimostra che gli investimenti sostenibili nell’IA prosperano solo in contesti che offrono chiarezza normativa e credibilità etica. Combinando capacità di investimento, governance agile e quadri regolatori responsabili Abu Dhabi si propone come partner affidabili per le imprese europee interessate a collaborazioni di lungo periodo.
Parallelamente, mentre l’Unione europea prevede di mobilitare fino a 200 miliardi di euro per rafforzare la propria competitività nel settore dell’IA, le partnership con Paesi che condividono una visione responsabile dell’innovazione diventano moltiplicatori strategici. La sfida non è rallentare l’innovazione, ma orientarla. La crescente cooperazione tra Europa ed Emirati Arabi Uniti dimostra che è possibile costruire un modello internazionale di intelligenza artificiale in cui l’ambizione tecnologica proceda di pari passo con il rigore etico.
In un mondo segnato da crescenti rivalità tecnologiche, questo approccio basato sulla complementarità tra potenza di investimento e governance responsabile potrebbe rappresentare una delle risposte più credibili alla gestione dell’intelligenza artificiale nel XXI secolo.