Leggi il settimanale

Jack Clark a Oxford: “Entro un anno l’AI farà una scoperta da Nobel”. E prevede anche che potrebbe sterminarci tutti.

Jack Clark a Oxford: “Entro un anno l’AI farà una scoperta da Nobel”. E prevede anche che potrebbe sterminarci tutti.
00:00 00:00

“A non-zero chance of killing everyone on the planet”. Una probabilità non zero di uccidere tutti sul pianeta. Chi l’ha detta? Un virologo che ha trovato un nuovo virus? Macché. Non passa giorno senza che un messia dell’AI faccia la sua dichiarazione messianica, ormai siamo abituati, però sta diventando una serie comica.

Jack Clark, cofondatore di Anthropic, ha tenuto una bellissima lecture a Oxford in cui ha previsto (non si erano mai viste così tante previsioni dai tempi di Nostradamus, che almeno era così furbo da renderle vaghe e spostarle in avanti nel tempo, prima o poi succedeva) che entro il prossimo anno l’AI contribuirà una scoperta scientifica da Nobel. Entro il prossimo anno. Quale ricerca non si sa, comunque il prossimo anno Nobel con l’AI, o direttamente all’AI, tanto il confine lo spostano loro. E fin qui uno dice ok, vediamo.

Mica si fermano qui le previsioni di Clark. Robot bipedi capaci di aiutare artigiani (ci sta), aziende interamente gestite da AI in grado di generare milioni in diciotto mesi (dovrebbero risolvere qualche problemino strutturale di affidabilità, sorvoliamo) e, sentite qui, modelli AI in grado di generare i propri successori. Le AI faranno figli. Entro il 2028. Tra due anni. Vabbè, prendiamoci pure questa.

La cosa più bella è che Clark non dice che tutto ciò sarà meraviglioso. Dice che ci sono rischi esistenziali con “una probabilità non zero di uccidere tutti sul pianeta”. Il Nobel e l’estinzione nello stesso pacchetto. Che a suo modo lo trovo interessante. È tipo la bomba atomica, ma con una probabilità non zero che si lanci da sola, per errore.

Possiamo metterlo insieme a Sam Altman, CEO di OpenAI, che chiede allo Stato di mettere freni all’AI siccome stiamo arrivando alla superintelligenza. Davvero? Mentre noi diventeremo sempre più stupidi? Anche grazie all’AI, visto che Edward Harcourt, filosofo di Oxford, mette in guardia sul rischio di “atrofia cognitiva”, confermato da numerosi studi: più si delegano certe operazioni cognitive all’AI, più si perde l’abitudine di farle da soli (e non stiamo parlando delle tabelline). Che ci frega di pensare, penseranno molti, pensa l’AI per noi. Al contempo va avanti la narrazione della sostituzione trasversale di una quantità enorme di lavori, la previsione di una disoccupazione di massa, e ogni azienda è contenta di ridurre i costi, salvo non considerare che anche le altre aziende lo faranno e quindi chi verrà a mancare? Proprio quelli che comprano.

Due figure, che sono la stessa persona: il lavoratore, e anche il consumatore. Avete presente il robot di Figure che sta smistando i pacchi da quattro giorni senza mai fermarsi e è diventato anche un fenomeno streaming? Tutti lì a vedere quando si ferma? (Già un altro bel segnale di rincoglionimento). Chiediamoci anche: quei pacchi, quegli ordini, per chi li impacchetteràil robot? Per un altro robot che si è ordinato una batteria su Amazon?

Comunque sia, ipotesi seria: alzano i toni apocalittici per avere sempre più soldi, la vera apocalisse di cui hanno paura è che tutto questo finirà in una bolla, e non di sapone: quando scoppierà, scoppierà l’economia.

Nel frattempo i nostri cervelli saranno rimbambiti dai chatbot, e quindi il Premio Nobel profetizzato da Clark ci sta. Nobel per aver scoperto la cura di una malattia finora incurabile e essere riusciti al contempo a atrofizzare i cervelli. Magari da spartirselo con quelli di TikTok. What a Wonderful World.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica