Come fanno gli uccelli a orientarsi, percorrendo migliaia di chilometri? Un “mistero” (lo scrivo tra virgolette siccome il termine, checché ne dica Giorgio Vallortigara, si carica subito di spiegazioni soprannaturali), quello dell’orientamento magnetico negli animali, una delle questioni più ostinate della biologia sensoriale.
Si sa da decenni che molti animali usano il campo magnetico terrestre (uccelli, tartarughe marine, pesci, insetti, pipistrelli, perfino alcuni mammiferi), e resta ancora difficile capire dove sia il sensore e come funzioni. Per i piccioni si è parlato di becco, occhio, orecchio interno, proteine sensibili alla luce come i criptocromi, particelle magnetiche, meccanismi quantistici (quando sentite “quantistico” in biologia mettete mano alla pistola), una sfilza di paper e ipotesi biologiche, nessuna capace finora di chiudere davvero la questione.
Adesso ce n’è una molto interessante, e sorprendente, nel senso: chi l’avrebbe mai detto? Uno studio del Max Planck Institute of Animal Behavior e dell’Università di Bonn, pubblicato su Science, propone che i piccioni viaggiatori possano orientarsi usando cellule immunitarie ricche di ferro presenti nel fegato. Sì, avete capito bene, proprio nel fegato.
Sono macrofagi, cellule che normalmente fanno un lavoro di manutenzione biologica, per intenderci degradano globuli rossi vecchi e recuperano ferro. Nei piccioni, secondo il gruppo di ricerca, queste cellule sarebbero abbastanza sensibili da contribuire alla percezione del campo magnetico terrestre.
I ricercatori hanno temporaneamente eliminato o ridotto questi macrofagi ricchi di ferro e in seguito hanno testato i piccioni nel volo di ritorno. Con il cielo coperto, quindi senza il Sole come riferimento, gli animali perdevano l’orientamento, mentre con il Sole visibile riuscivano comunque a tornare, siccome potevano usare altri indizi. Il sistema magnetico sembrava andare in crisi solo nei giorni nuvolosi, perché nei giorni sereni potevano orientarsi anche con il Sole.
L’ipotesi (di cui non tutti sono convinti, Scientific American ha già espresso i suoi dubbi, la scienza funziona così, dubbi finché non c’è evidenza) sarebbe che queste cellule, proprio a causa del contenuto di ferro, possano comportarsi come minuscoli sensori magnetici. I ricercatori hanno trovato queste cellule vicino a fibre nervose nel fegato, il che suggerirebbe un possibile percorso: il fegato percepisce variazioni magnetiche, il segnale passa ai nervi, e da lì arriva al cervello. Resta ancora da chiarire come cellule nel fegato possano trasformare una variazione magnetica in un segnale utile al cervello, e proprio qui stanno i dubbi principali di altri scienziati.
In ogni caso, varrebbe anche per gli altri uccelli? Fosse dimostrato molto probabile.
Lo studio riguarda i piccioni viaggiatori poiché sono un modello sperimentale molto comodo: percorrono distanze lunghissime e tornano, li abbiamo usati come postini per secoli, per cui sono più facili da seguire e controllare rispetto a una rondine che se non fa primavera non fa neppure da cavia. La vulgata comune pensa che siano stupidi (come in generale gli uccelli), ma pensate che noi ci perdiamo anche con il GPS (io perfino in casa), mentre i piccioni ce l’hanno nel fegato senza neppure vantarsene.