L’avventura di Talent Garden è partita da Brescia per esportare l’idea di una combinazione di servizi digitali fuori dai confini reali e virtuali. Davide Dattoli è il fondatore di un'azienda che oggi ha 26 Campus in 8 Paesi diversi e che offre spazi di coworking, una scuola internazionale per la crescita professionale e programmi di corporate transformation realizzati su misura per le aziende. E soprattutto, ora, tanta formazione in materia di intelligenza artificiale, perché - come dice lui - “è il momento di fare meno dibattiti e dare più occasioni di comprensione concreta della rivoluzione tecnologica”.
Da dove bisogna partire?
“Io credo che dovremmo smettere di fermarci al dualismo “cose meravigliose vs cose terribili” e iniziare a capire come l’IA funziona davvero. Siamo ancora all’inizio: anche chi lavora ogni giorno con questa tecnologia probabilmente ne utilizza solo una minima parte rispetto al potenziale reale. Il punto è aiutare persone e aziende a comprendere quante possibilità concrete esistono e come applicarle nei propri contesti.»
Qual è la difficoltà principale oggi nell’adozione dell’IA?
«La velocità. È la prima tecnologia che è passata da zero a utilizzo di massa in tempi rapidissimi. Tutti hanno iniziato a usarla quando era ancora acerba, e il dibattito si è concentrato su “funziona o non funziona”. Oggi però siamo oltre: vediamo casi d’uso reali. Il problema è portarla nei lavori verticali. Per esempio: l’AI per voi giornalisti è diversa da quella per chi lavora in finanza o marketing. E la formazione, finora, è stata troppo generalista».
Parliamo degli AI Agent: cosa sono e perché sono importanti?
«Gli agenti rappresentano un salto di qualità. Sono sistemi che svolgono compiti specifici all’interno di un processo, come farebbe il collega della scrivania accanto. Per esempio, noi utilizziamo agenti che contattano le persone, le qualificano e fissano appuntamenti per il team di vendita. È come avere un membro del team digitale che lavora in autonomia. E questo modello si può applicare a tantissime attività: marketing, finanza, contenuti».
E il passo successivo qual è?
«Avremo agenti che collaborano tra loro e gestiscono interi processi. Siamo ancora all’inizio, ma ci stiamo arrivando.»
L’Italia è pronta?
«Siamo indietro. Oggi solo il 17% utilizza l’intelligenza artificiale in modo continuativo, contro oltre il 40% negli Stati Uniti. La differenza la fa la formazione. Noi in Talent Garden abbiamo sviluppato oltre 100 corsi verticali, perché il punto non è spiegare cos’è l’AI, ma come si inserisce nel lavoro quotidiano.»
“L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro”: è vero?
«In parte è una narrazione distorta. Alcune aziende attribuiscono all’IA licenziamenti che avrebbero fatto comunque, ma così fa più figo. In realtà è una tecnologia che non sostituisce il lavoro umano: lo trasforma. Prendiamo il marketing: oggi il 70% del tempo è speso in attività ripetitive. Invece potremo invertire il rapporto e dare più spazio alla creatività: l’impatto vero non è sui costi, ma sui ricavi e sulla qualità del lavoro».
Quindi più opportunità che rischi?
«Sì, soprattutto se si investe nella formazione. Noi lavoriamo su progetti che formano persone disoccupate o in transizione e le reinseriscono nelle aziende con competenze AI. In molti casi, l’intelligenza artificiale crea nuova occupazione».
E i giovani? Sono davvero avvantaggiati?
«Non necessariamente. I più giovani sono veloci, ma spesso manca loro il contesto per usare bene l’IA. È uno strumento che restituisce la qualità delle domande: domanda superficiale, risposta superficiale. Chi ha più esperienza spesso riesce a sfruttarlo meglio».
La scuola è pronta a questo cambiamento?
«È una delle sfide più grandi. Non possiamo pensare di tenere questa rivoluzione fuori dalle classi: è impossibile. Serve ripensare il modello educativo, passando da un apprendimento mnemonico a uno basato sul ragionamento. Anche i sistemi di valutazione devono evolvere»-
Per le startup è davvero il momento giusto per lanciare nuovi progetti?
«È uno dei momenti migliori di sempre. Vediamo realtà che raggiungono milioni di fatturato in tempi rapidissimi, perché l’IA cambia i modelli di consumo. Allo stesso tempo, però, la competizione è altissima: nuove funzionalità possono distruggere interi modelli di business da un giorno all’altro».
C’è anche un impatto sui contenuti e sul traffico digitale.
«Assolutamente. Oggi una quota crescente di traffico arriva direttamente dagli assistenti digitali. Questo cambia le regole del gioco e crea nuove professioni, come chi ottimizza i contenuti per essere trovati dagli algoritmi e non solo dai motori di ricerca.»
Guardando avanti, dove vede le opportunità più
interessanti?
«Nell’integrazione tra IA e mondo fisico, soprattutto nella robotica. Per un Paese manifatturiero come l’Italia è un’occasione enorme. Se sapremo coglierla, potremo costruire un vantaggio competitivo importante».