Nuovo Schumacher ma soprattutto una nuova Corinna

La vera novità Über Alles non è Schumi vestito di bianco andato sposo a tutta Germania e non è la BrawnGp campione del mondo camuffata da Mercedes F1. La novità è lei, frau Corinna, riapparsa sulle scene motoristiche in tailleur scosciato, sguardo provocante e tanta voglia di far dimenticare l’immagine di graziosa ragazzona teutonica fuggita dall’Oktober Fest. Si è soliti dire che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna: ecco, la grande donna, negli ultimi anni schumacheriani, era sparita, puff, vaporizzata, perennemente in sella ai suoi cavalli a scorrazzare per la tenuta svizzera. Per cui se la grande donna è tornata, c’è da temere che Schumi rientri per essere ancora un fenomeno. Di certo il grande pilota ha ottenuto il suo consenso: «Io e Corinna abbiamo discusso a lungo - ha confessato - Lei ha i piedi per terra e abbiamo valutato pro e contro del ritorno... poi... poi ho deciso io». Grande donna!
La Storia insegna che la Germania che si riarma non va mai sottovalutata, neppure in campo sportivo; a maggior ragione quando di mezzo ci sono pistoni e cilindri visto che i caccia Messerschmitt e i carrarmati Panzer andavano pur sempre a motore. Per cui la Mercedes che per bocca del numero uno del gruppo Daimler, Dieter Zetsche, dice «siamo la nazionale perfetta per la F1» inquieta un tantino. A maggior ragione se alla frase segue ulteriore concetto: «Abbiamo diritto ad un po’ di orgoglio nazionale...».
Insomma, tedeschi preparati, sicuri e... agguerriti. Se poi a comandare le truppe motorizzate c’è una volpe non del deserto ma dei circuiti del mondo come kaiser Schumi, tutto si complica, tutto fa più paura. Perché il ferrarista più amato degli ultimi anni ed ex ferrarista più odiato degli ultimi mesi ha tutta l’intenzione di fare le cose molto in grande. «La verità è che non vedo l’ora di cominciare» racconta il nuovo Michael rigorosamente Micael e non Maicol come invece veniva violentato e pronunciato il suo nome nel decennio maranelliano. «La verità è che sono davvero emozionato per questo ritorno dopo tre anni... La verità è che ho accettato l’offerta perché la Mercedes è stata la prima a farmi entrare nel mondo dei motori». E poi: «Mi sono allenato tanto però ho guidato poco e... mi dispiace... non possiamo nasconderlo, l’obiettivo per noi, per me, non può che essere conquistare il titolo mondiale. Ho tre anni per farcela, ma punto a riuscirci già in questa stagione». E ancora: «Mi danno la carica l’entusiasmo con cui sono stato accolto dai tifosi e la convinzione di trovarci, come team, in ottima posizione per puntare subito al mondiale... La verità è che mi dà una grande sensazione essere tornato ed averlo fatto con questa squadra... è come se un cerchio si stesse chiudendo, sono rientrato nel Circus assieme alla mia prima squadra anche se non di F1... Ora voglio dimostrare a me stesso che sono ancora in grado di guidare ad alti livelli... È fantastico lavorare di nuovo con Ross Brawn (suo direttore tecnico e stratega ai tempi di Benetto e Ferrari, ndr), avete visto di che cosa è stato capace l’anno scorso (mondiale vinto con il team rilevato dalla Honda, ndr)? Con lui, con i mezzi Mercedes, con la mia esperienza, diventeremo campioni».
Aspettativa che deve aver fatto un gran piacere a Nico Rosberg, neo compagno dell’immensità teutonica e figlio d’arte visto che papi è quel Keke Rosberg, finlandese, campione del mondo nel 1982. Nico è però di passaporto tedesco e con l’ingombrante compagno avrà il suo bel da fare. Giusto per rendere l’idea: ha giù dovuto cedergli il numero tre che gli spettava di diritto perché «lo sapete» - aveva spiegato Micael - sono superstizioso e i numeri pari non mi portano bene». E se anche Nico fosse stato di ugual parere?
Però guai a dire e pensare e sospettare che il numero uno e il due siano già scolpiti nel grigio cemento del museo storico Mercedes dove ha avuto luogo il vernissage. «No, non ci sono, saranno le prestazioni in pista a decidere, come avvenuto con Button e Barrichello nel 2009» ha tuonato il capo del team Ross Brawn. Vietato, dunque, ricordare i mal di stomaco del povero brasiliano iniziati fin dal Gp di Spagna, quando comprese che proprio tutto non quadrava.
Un grande ex pilota che torna, una grande donna al suo fianco, una grande casa di nuovo in F1, un gran manager come Brawn, un gran problema per l’Italia rossovestita che si sente molto tradita.
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