Dal nuovo stabilimento di Geox 360mila paia di scarpe al giorno

nostro inviato a Signoressa (Treviso)

Non dorme, quel gigante bianco adagiato in mezzo alla campagna trevigiana. Brulica di tir. Arrivano carichi di scarpe da stabilimenti sparsi in tutto il mondo. E dopo soli 90 minuti, carichi di altre scarpe - censite, contabilizzate, imballate e codificate a barre - se ne ripartono. Diretti a Roma come a Stoccolma, a Parigi come a Madrid. Diretti insomma dappertutto, in ogni angolo del Vecchio Continente. È un inesausto andirivieni di 45 autocarri al giorno, ovvero 36mila casse, che vogliono dire 360mila paia di calzature in ventiquattr’ore.
Gli brillano gli occhi, al Signor Geox. «La mia vera emozione è questa - spiega -. È sentire il profumo del lavoro, dell’impresa, dei muscoli in movimento». Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente di quella che in 15 anni, partendo da zero, è diventata la prima azienda calzaturiera in Italia e la seconda al mondo dopo la britannica Clarks, è uno fatto così. Dice le cose in cui crede, crede nelle cose che fa, ma soprattutto fa molto di più di ciò che dice.
Ieri, a Signoressa, a un tiro di schioppo dal suo quartier generale di Biadene di Montebelluna, nel cuore di quella Marca Trevigiana che oggi è senz’altro un po’ meno «Gioiosa» di ieri, ha inaugurato e aggiunto un altro tassello al suo impero. Un gigantesco polo logistico robotizzato, percorso da due chilometri di nastri trasportatori, controllato da 2mila fotocellule e steso su una superficie di 25 ettari, di cui 110mila metri quadrati coperti. Un atto di coraggio costato 120 milioni di euro (110 messi dalla Lir, la finanziaria di famiglia, e il resto dalla stessa Geox). «Qualcuno dirà che in tempi di crisi e di incertezza anche politica, un passo come questo sia stato un po’ folle - dice Polegato -. Ma noi crediamo nel lavoro che facciamo, crediamo nei nostri progetti e crediamo anche nel nostro Paese».
Così lui, quando parla, dopo le ovvie cifre del business - 865 milioni di euro di fatturato 2009 con un bel 10% di utile netto, 20 milioni di paia di scarpe vendute in 11mila negozi multimarca oltre ai mille monomarca Geox in 103 Paesi - ritorna a battere sempre sullo stesso tasto. Quello del lavoro, orgoglio e chiodo fisso di uno che, partito quindici anni fa con appena cinque collaboratori, cinque ragazzi quasi inesperti del settore, dà oggi lavoro a 30mila persone in tutto il mondo. E anche nella nuova struttura inaugurata ieri e realizzata in appena tre anni, hanno trovato occupazione 300 nuovi addetti che si sono andati ad aggiungere alle 150 nuove assunzioni fatte nel corso di un annus terribilis (non per la Geox) come il 2009. «Certo, a livello di retail e di consumi la situazione mondiale rimane critica, anche se penso che il fondo sia stato ormai toccato - spiega -. Ma l’importante è che intanto noi non ci fermiamo, continuiamo a investire e ad assumere. E lo facciamo anche in questa nostra terra veneta che purtroppo non è più quella di qualche anno fa, con tanti capannoni che rimangono tristemente vuoti e sfitti». Un quadro confermato dallo stesso governatore Giancarlo Galan, intervenuto all’inaugurazione insieme con il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. «Nemmeno per noi veneti è un bel momento, se paragonato ai tempi in cui, in giro, c'erano soltanto i cartelli “cercasi operai” - dice il presidente della Regione -. Anche se è vero che il nostro tasso di disoccupazione, il 5%, ce lo invidierebbero in molti. Il fatto, però, è che a questa cosa, a una situazione così, non eravamo certo abituati. Per questo oggi sono qui, a rendere omaggio a Polegato. Perché in momenti come questi, ciò che conta sono i buoni esempi».

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