Superato lo scoglio del Senato, il governo Prodi attende il voto di fiducia della Camera. Ieri si è svolto il dibattito, questa mattina alle 9.30 ci sarà la replica del presidente del Consiglio e a seguire le dichiarazioni di voto, infine la fiducia. I numeri lasciano infatti ampio spazio di tranquillità allesecutivo e Prodi, che mercoledì aveva parlato di «autosufficienza della maggioranza», a Montecitorio non corre alcun rischio.
Sebbene se non decisivi, anche alla Camera lUnione ha però i suoi «dissidenti»: Salvatore Cannavò, esponente della Sinistra critica di Rifondazione comunista, e Daniele Capezzone della Rosa nel Pugno. Oggi non daranno il loro voto di fiducia al governo Prodi: il primo non parteciperà, il secondo si asterrà. Cannavò spiega la sua posizione in una conferenza stampa convocata insieme a Franco Turigliatto, pochi minuti dopo lallontanamento di questultimo dal partito. «Dora in poi - spiega - noi assumiamo latteggiamento che ha avuto Turigliatto al Senato, daremo un appoggio esterno molto condizionato in Parlamento e praticheremo lopposizione sociale al governo Prodi nel Paese». Daniele Capezzone, invece, si asterrà - spiega - perché questo è un governo che ha mostrato di essere «drammaticamente fragile» mentre il Paese avrebbe bisogno di «riforme coraggiose».
Ma a Montecitorio non cè il rischio di una votazione da brivido. Sulla carta, la maggioranza dispone di 348 deputati, al netto del presidente Fausto Bertinotti, che dovrebbero diventare 346. Lopposizione dovrebbe contare su 281 voti. Il 23 maggio, quando Prodi chiese alla Camera la fiducia sul governo, ottenne 344 sì e 268 no.