Nel nostro Paese cè una forte resistenza al cambiamento. Gruppi economici, istituzionali e sociali hanno grande difficoltà a vedere lorizzonte e linteresse comune, mentre dedicano tutte le energie alla difesa dello status quo.
Si parla di riforme da decenni, ma nessun esecutivo, fino a ora, è riuscito a incidere strategicamente sui modelli economici, sociali e istituzionali del nostro Paese, rendendoli più moderni e in grado di competere con le nuove realtà produttive e di mercato. Ma ogni tanto si verifica qualche eccezione. Luscita della Fiat dalla Confindustria è un evento di grande rilevanza strategica e operativa che andra a incidere, pesantemente e positivamente, sulla capacità del Lingotto di adeguarsi, pur nellambito della legislazione vigente, alle esigenze delasticità e produttività del mercato del lavoro. La Confindustria per contro, ne esce indebolita, anche nella sua leadership, se il maggior gruppo indutriale privato italiano non si sente più rappresentato da essa. Giorni fa, allassemblea generale dellAnfia, il presidente Eugenio Razelli ha comunicato che, a seguito delluscita della Fiat da Confindustria, lazienda lascia anche lAnfia. Consultando il sito dellassociazione, si legge il suo ruolo primario, che è quello «di rappresentare e tutelare gli interessi economici, tecnici e normativi della filiera automotive nelle sedi istituzionali e presso le autorità competenti, gli enti e le associazioni, con particolare riguardo a tutte le problematiche inerenti la mobilità e il trasporto di persone e merci». Senza la Fiat, lAnfia avrà grande difficoltà a svolgere tale ruolo di rappresentanza, di cui cè più che mai necessità a fronte di una condizione di mercato che continua a essere profondamente depressa e di una normativa fortemente penalizzante della filiera.
*Presidente Areté Methodos