Stanno per arrivare. Le nostre città stanno per essere invase da una tribù di melomani modaioli e nostalgici, tutti ragazzi dalle grandi orecchie. Una tribù che - si badi - non ha nessuna malformazione al padiglione auricolare ma sta per scoprire, se non l'ha già fatto, che l'i-pod non si ascolta più con le cuffie auricolari (siano tradizionali o in ear, vale a dire «nell'orecchio») ma con le cuffie grandi. Strumenti più costosi e sofisticati delle cuffiettine «a scomparsa», ma che da decenni ormai erano circoscritte all'uso domestico da parte di appassionati dell'alta fedeltà. I loro vantaggi sono, a detta degli esperti, insindacabili: la resa dei bassi, impossibile da ottenere nelle auricolari per la dimensione ridotta dell'altoparlante e perché è difficile ottenere all'interno dell'orecchio una sorta di camera di risonanza ben sigillata; la qualità del suono in genere e l'isolamento acustico in generale, molto importante quando si ascolta il proprio gruppo preferito in un mezzo di trasporto molto rumoroso come un treno o una metropolitana, o in una piazza trafficata. Tutto bene. Ma usarle per strada con il lettore di file mp3? Fino a qualche tempo fa sarebbe sembrato una stramberia, un'assurdità. E invece. E invece da qualche tempo le strade delle grandi città europee sono invase da giovani immersi nella propria play-list con grandi cuffie in testa, come dei dj ambulanti persi nel loro mondo. A New York da tempo cuffie grandi, più o meno leggere, battono auricolari per distacco. Lo stesso a Londra. A Parigi, poi, è una vera mania: i convogli della metropolitana sono carichi di giovani (ma non solo) con questo strumento bizzarro, i negozi non solo di articoli elettronici ne offrono per ogni prezzo e di ogni tipo. Anche le boutique di tendenza si sono adattate. Colette, magazzino all'avanguardia di rue Saint-Honoré, ne propone di tipi e prezzi diversi (ma sempre piuttosto alti) ai parigini à-la-page. Le ragazze le adattano al proprio abbigliamento e, con l'occasione, proteggono le orecchie dal freddo. Da noi la moda è ancora agli inizi, ma qualche «cuffiaro» già si vede in giro e presto - ci scommettiamo - sarà un'epidemia. Certo, le cuffie grandi, dette circumaurali se il padiglione ingloba completamente le orecchie, sopraurali (o open air) se si limitano a starci sopra, non sono pratiche come le «in air». Più pesanti e ingombranti sia indossate sia riposte, più costose e impegnative, non sono adatte a chi usa l'i-pod mentre corre o fa sport, oppure a chi non vuole dare troppo nell'occhio, come chi ascolta musica sul posto di lavoro. Situazioni, queste, in cui però la qualità perfetta del suono è tutto sommato secondaria.
Insomma, le due tribù sono destinate inevitabilmente a convivere. O addirittura, le due anime coabiteranno nello stesso appassionato di musica. Con buona pace di chi pensa che una bella chiacchierata o un libro siano ancora i modi migliori di passare il tempo.Operazione nostalgia: la tribù dell'i-pod rilancia le cuffie grandi
Nelle grandi città del mondo è già tendenza: addio alle auricolari, via libera agli strumenti amati dagli appassionati di alta fedeltà un tempo riservati all'ascolto domestico E anche da noi le strade e gli autobus si riempiono di ragazzi abbigliati come dj
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