Orologeria, una storia di idee e innovazione

Marisa Addomine

Tra le tante vicende meno conosciute del mondo dell'orologeria vi sono alcuni aspetti che meritano di essere portati alla luce per la loro straordinaria importanza. In esse emerge chiaramente come l'orologeria, oltre ad essere banco di prova delle virtù progettuali e realizzative dei più abili meccanici, cosa che avvenne per secoli, essendo l'orologio la macchina più complessa che l'antica tecnologia occidentale riusciva ad esprimere, fu anche il luogo mentale di innovazioni straordinarie, che cambiarono il mondo estendendosi anche al di fuori dell'alveo originario e contribuendo allo sviluppo del mondo in cui oggi viviamo. A motivo delle persecuzioni dei Protestanti nel XVI secolo, centinaia di famiglie, soprattutto italiane e francesi, fuggirono verso luoghi in cui la loro fede potesse essere professata. Una delle mete più ambite fu Ginevra e considerando che moltissimi erano artigiani di alto livello, tra cui smaltatori, doratori ed orologiai, nella città venne a comporsi un nucleo di competenza orologiera, altamente specializzato nella produzione di esemplari da tasca, che per secoli produsse segnatempo destinati alla borghesia, alla aristocrazia ed alle teste coronate del mondo di allora. Fu verso il XVIII secolo che le famiglie degli orologiai ginevrini compresero che avrebbero potuto ottimizzare il processo produttivo attraverso la «specializzazione». Anziché lasciare ad ogni atelier il problema di realizzare tutto ex novo per ogni esemplare, si sarebbe potuta organizzare una produzione che oggi definiremmo «serializzata», in cui ogni famiglia si sarebbe concentrata nel produrre solo alcune parti (molle, lancette, quadranti, ingranaggi, etc...) ed alcuni atelier avrebbero avuto l'incarico di assemblare le parti, collaudare e consegnare il prodotto finito alla rete commerciale. Per poter fare questo, si dovette per la prima volta nella storia garantire la compatibilità delle parti prodotte dalle diverse famiglie. Si rese necessaria una pratica che per noi moderni sembra ovvia, ma che ai tempi fu rivoluzionaria: la standardizzazione. Poche misure di calibri, poche varianti nelle strutture dei movimenti (le cosiddette ébauches), un controllo di qualità al momento del ritiro dei semilavorati presso i vari produttori, fase vincolante per i pagamenti. Ben prima di Taylor, insomma, tempi e metodi venivano calcolati e ottimizzati, per ridurre al minimo i problemi e garantire il massimo profitto alla filiera.

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