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I giochi della nostra infanzia: i regali di Natale degli over 60

Dalle bambole con il volto di porcellana alle Barbie, dai trenini meccanici alle piste elettriche, fino ai primi giochi tecnologici: riscopriamo i regali di Natale degli anni '50, '60 e '70, quelli dell'infanzia degli over

I giochi della nostra infanzia: i regali di Natale degli over 60
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È proprio in questi giorni di preparativi per i regali di Natale, che alla mente tornano i giochi della nostra infanzia. “Quando arrivava Babbo Natale”: iniziano spesso così i racconti dei nonni che sono stati bambini negli anni ’50, ’60 e ’70. E, quando si pensa alle feste di fine anno, tramite il ricordo dei giocattoli gli over 60 diventano testimoni dei cambiamenti epocali che hanno coinvolto l'Italia, soprattutto nel secondo Dopoguerra.

Perché se i bambini oggi beneficiano di giocattoli ipertecnologici, le generazioni meno giovani hanno invece potuto assistere all’evoluzione del divertimento infantile. E i senior l’hanno fatto con il loro sguardo da bambini, quando andavano a letto la Vigilia, e la mattina di Natale trovavano un pacchetto sotto l’albero o vicino al presepe.

I regali degli anni ’50

Trottola

Quali erano i doni più attesi per chi è stato piccolo negli anni ’50? Immaginare l’Italia del Dopoguerra, nonostante film e libri sull’argomento, è un’impresa ardua. Era un Paese che, dopo il conflitto, cercava di riorganizzarsi e puntava sulla ricostruzione. Solo le famiglie più agiate avevano maggiori disponibilità economiche per fare grandi regali di Natale ai figli, perciò ai più Babbo Natale portava piccoli e semplici pensieri. Eppure, capaci di scatenare la felicità di ogni bimbo.

I regali di Natale negli anni ’50 erano in gran parte in legno. Dai cavalli a dondolo alle costruzioni, fino alle trottole, che giravano e giravano su se stesse con l’ausilio di un cordino. Dagli Stati Uniti però giungevano anche i primi hula-hop con cui fare a gara con gli amici.

Bambola

I giocattoli erano decisamente separati per genere: i maschietti potevano divertirsi con le biglie, con le macchinine, i trenini che ancora non erano a pile, mentre le bambine ricevevano perlopiù bambole, animaletti di pezza o accessori per giocare “alla famiglia”, fingendo che le bambole fossero delle figlie o delle amiche, a cui preparare pranzetti o servire il tè. Gran parte delle bambole era realizzata in tessuto, con i capelli in fili di lana o cotone, ma c’erano anche quelle con il volto di ceramica, capelli sintetici e vestiti sontuosi, appannaggio però dei pochi benestanti. E se il sogno delle bimbe era una bambola in ceramica, quello dei bimbi era il pallone in cuoio con cui giocare per strada.

Per tutti invece erano tricicli e biciclette, rigorosamente in metallo e pesantissimi da guidare, soprattutto in salita. Non mancavano i cosiddetti “pupazzi a molla”, robottini meccanici cui si dava la carica e camminavano da sé.

I regali degli anni ’60

Barbie

Tutti lo sanno: i ’60 sono stati gli anni del boom economico in Italia. E questo si tradusse in nuovi quartieri, case arredate in modo più colorato e dal design minimale, ma anche in un certo benessere diffuso. E nelle importazioni, europee e americane, anche di giocattoli.

È in questo modo che giunsero in Italia i primi mattoncini Lego, le prime Barbie, macchinine e gadget ispirati a eroi del cinema e della tv come James Bond o Batman. Vennero mandati in soffitta i giocattoli di legno quindi, per fare spazio a giochi spesso in plastica e in gomma, anche se non si smisero di produrre quelli in metallo.

Gli anni ’60 sono gli anni dei frisbee, il disco che si poteva far volare con un gesto della mano e invitare gli amici a prenderlo al primo colpo, ma anche dei primi trenini elettrici e delle bambole che parlavano e piangevano, grazie a un minidisco interno in vinile collegato a un bottone, spesso collocato sulla schiena o sulla pancia della bambola.

Radiolina

C’è una grande attenzione per i giochi musicali, come piccoli strumenti, dai monotron agli xilofoni, ma anche per tutto ciò che con l’ausilio di pile - spesso molto ingombranti - poteva riprodurre audio e filmati. E così sotto l’albero di Natale iniziarono a fare capolino pacchetti contenenti radioline portatili, ma anche televisori giocattolo che trasmettevano uno o due cortometraggi Disney con Paperino o Topolino. I bambini più agiati avevano anche registratori a nastro con bobina, grandi come un comodino e pesantissimi.

Le bimbe cominciarono ad anelare le prime cucine elettriche e la bicicletta Graziella, mentre i maschietti sognavano lo spazio attraverso i giochi di modellismo, oppure gareggiavano sulle piste con le macchinine Polistil, come fossero davvero in Formula 1.

Si fecero sempre più strada i giochi da tavolo, come per esempio il Monopoli, che però si scriveva ancora all’epoca con la I finale, un’eredità delle norme linguistiche diffuse durante il governo di Mussolini - la Y sarebbe riapparsa in Italia solo negli anni '90. Gli elementi erano però tutti quelli che esistono ancora oggi: si finiva in prigione e si stava fermi per due turni, si sperava di acquistare Viale dei Giardini o Parco della Vittoria, si costruivano case e alberghi e si tremava nel pescare “imprevisti” o “probabilità”.

I regali degli anni ‘70

Lego

Alcuni dei doni preferiti dai bambini negli anni ’70 sono gli stessi del decennio precedente, sempre migliori nella qualità e nell’aspetto. La Barbie, prima bambola adulta della storia, acquisì lineamenti più reali e raffinati, ma continuò a far sognare le bambine: è del 1977, ad esempio, la Barbie Superstar, che poteva stare in piedi con il supporto di un piedistallo a forma di stella rosa, e che aveva un abito rosa shocking. Anche i Lego iniziano ad abbracciare i temi della cultura pop, diventando più specifici. Spuntarono inoltre i primi Big Jim, veri eroi americani che combattevano contro i cattivi, in quelli che erano tra i più ambiti giochi simbolici dell’epoca.

Sul fronte due ruote fu una rivoluzione: uscirono le prime Saltafoss, le bici da cross con il sellino lungo (in modo che i bimbi ci potessero salire in due) e lo schienale, ma anche le primissime Bmx con cui saltare e fare impennate.

Cubo di Rubik

La tecnologia iniziò a essere sempre più presente nei giocattoli: uscirono la prima versione dell’Allegro Chirurgo e le prime del Dolce Forno Harbert. Bambini e bambine si divertivano con mangianastri e mangiadischi portatili: le fiabe più amate vennero impresse su vinile per poterle ascoltare dappertutto, perché i mangiadischi avevano le pile. Qualcuno riceveva anche proiettori per diapositive, videocassette e proiettori Super 8, ma soprattutto due bizzarri telecomandi che si collegavano alla tv, per potersi sfidare a uno dei primi e più celebri videgame: Pong.

Non mancavano i giochi strettamente educativi, come i Coloredo, che erano chiodini colorati che componevano disegni su una base appositamente bucherellata, ma anche il cubo di Rubik, un rompicapo con cui si poteva fare a gara con gli amici, per vedere chi scioglieva l’enigma nel minor tempo possibile. Le bambine più vezzose invece cominciarono ad approcciarsi al make up con i trucchi per bambini contenuti nel beauty case Miss Harbert.

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