Il palazzo delle lumache che Tursi finge di sistemare

Lo chiamano il palazzo delle lumache. Perché l'acqua l'ha reso color verde marcio e perché, forse, proprio solo le lumache potrebbero viverci a loro agio. Nel quartiere genovese di Struppa, è invece questa la casa di alcune decine di famiglie, assegnatarie di agognati alloggi popolari, che da più di vent'anni sono costrette a lottare con muffe nere e intonaci cadenti per continue infiltrazioni.
A testimoniare l'annosa esasperazione degli inquilini dei civici 47, 49 e 51 di via Lucarno, ci sono i racconti di chi tra quelle mura malsane ha perso la salute, e vecchi ritagli di giornale che descrivono il pessimo stato della costruzione già a pochi mesi dalla fine dei lavori. Da quando, all'alba degli anni '90, Palazzo Tursi ha iniziato ad affittare questo condominio, infatti, non c'è stato giorno di pioggia che non abbia riempito pareti o addirittura secchi negli appartamenti, soprattutto agli ultimi piani. E, comprensibilmente, gli abitanti non ne possono più.
«Lamentiamo da sempre questa situazione ma né dal Comune né da A.r.t.e (ndr. Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia) abbiamo mai ottenuto alcuna risposta soddisfacente - spiega Emanuele Galassi, consigliere al Municipio Media Valbisagno, che ha recentemente rinnovato invano la richiesta di intervento all'Ufficio Politiche della Casa attraverso il presidente Agostino Gianelli - al massimo sono venuti a fare dei tapulli, a riempire le fessure con il silicone e a misurare l'umidità. Ma a lavori seri non hanno mai pensato».
Eppure i segni del degrado della costruzione sono ben visibili da ogni angolazione e, per molti, derivano da gravi carenze strutturali: la facciata ha ormai cambiato colore, segnata com'è dall'acqua, e nelle terrazze, pur ristrutturate nel 2001, le mattonelle si sollevano e si staccano. «Ci hanno preso in giro, dicendoci che era condensa - s'indigna un'altra residente, che riferisce di essersi imbattuta negli anni anche nella totale inerzia della magistratura - ma in queste pareti manca quasi l'intercapedine e i muri perimetrali non hanno la camicia di cemento». A mantenere il decoro ci pensa per fortuna il buon senso della gente che stucca e ridà il bianco ogni primavera, innalza pareti di cartongesso, sega via centimetri dalle porte di legno che, gonfiate dall'umidità, non si chiudono più, o copre con mobili gli angoli scrostati. L'ambiente però non può che rimanere insalubre e una radicale opera di ristrutturazione resta nei sogni di tutti. «Dicono sempre che non hanno i soldi - scuote la testa la signora dell'ultimo piano - e ora, ho appena sentito che vogliono mettere a posto delle scuole per ospitare gli immigrati provenienti da Lampedusa. Ma non veniamo prima noi italiani?».