"Matteo Messina Denaro è ancora riferimento per la mafia trapanese"

Il boss Matteo Messina Denaro, nonostante la latitanza, continua ad essere un riferimento per la mafia della provincia di Trapani

"Matteo Messina Denaro è ancora riferimento per la mafia trapanese"

È vivo e ancora oggi ha un ruolo fondamentale per la famiglia mafiosa di Castelvetrano in provincia di Trapani. È quanto si legge nella relazione relativa al primo semestre 2019 della Dia, la direzione investigativa antimafia. Nella provincia, la figura di Matteo Messina Denaro, "a capo del mandamento di Castelvetrano e rappresentante provinciale di Trapani, costituisce ancora il principale punto di riferimento per le questioni di maggiore interesse dell’organizzazione, nonostante la lunga latitanza. Benché il boss continui a beneficiare di un diffuso sentimento di fedeltà da parte di molti membri dell’organizzazione mafiosa trapanese, non mancano - si legge nella relazione della Dia - segnali di insofferenza da parte di alcuni affiliati per una gestione di comando difficoltosa per via della latitanza che tende a riverberarsi negativamente tralasciando le questioni importanti per gli affari dell’organizzazione".

Inoltre, sempre per la Dia le posizioni di vertice dei mandamenti mafiosi di Trapani ed Alcamo "risultano stabilmente detenute da noti esponenti delle storiche famiglie mafiose con un sistema di successione quasi dinastico". Insomma il quadro dipinto dalla Dia sulla provincia di Trapani è abbastanza preciso ed emerge la figura, ormai quasi mitica, di Matteo Messina Denaro che continua a rimanere, nonostante la lunghissima latitanza, il principale riferimento territoriale per le questioni di maggiore interesse. Denaro può sempre contare sulla fedeltà degli affiliati, ma spiega la Dia, l'insofferenza è palese. Perché la sua latitanza impedisce di gestire gli affari nel modo in cui vorrebbero gli affiliati ai clan.

Ma non solo. Perché anche nel trapanese, "cosa nostra risente della crisi di liquidità e della difficoltà di comunicazione interna tra affiliati - spiega la Dia - A ciò si aggiunge il progressivo indebolimento causato dall’attività di contrasto degli apparati investigativi, anche in termini di sequestri. Basti pensare al valore miliardario dei patrimoni sequestrati e confiscati nel corso degli anni ai soggetti in rapporti con Messina Denaro ed operanti nei più svariati settori imprenditoriali: dall’edilizia alle energie rinnovabili, dalla grande distribuzione alimentare al comparto turistico-alberghiero e agli investimenti immobiliari (anche attraverso le aste giudiziarie), dal settore d’investimento nelle opere d’arte a quello dei giochi e delle scommesse online. Capitali illeciti che mostrano la capacità di penetrazione economica e l’affarismo di cui il boss è stato capace nel tempo".

Ma cosa nostra continua a "lavorare nell'ombra" come dice la stessa Dia. Lo fa esercitando un capillare controllo del territorio, attraverso anche pressioni estorsive, accompagnate da danneggiamenti e atti intimidatori di vario genere, in danno delle attività commerciali. Nelle provincia di Trapani la mafia fa affari con il traffico di droga, le energie rinnovabili e le scommesse online.
Diverso il caso del mandamento palermitano. La Dia ha notato un rafforzamento dei rapporti tra esponenti di alcune famiglie storiche di cosa nostra palermitana, i cosiddetti "scappati", con cosa nostra americana. Sul fronte interno, si registra uno scenario mafioso caratterizzato da un impellente bisogno di un nuovo assetto e di risolvere l’annosa questione della leadership, mai effettivamente definita dopo gli arresti dei boss corleonesi.

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