Meno asfalto e verifiche concordate: "Così riparavamo le strade siciliane"

Meno scarificazione del dovuto, asfalto in quantità ridotte, verifiche su punti strategici delle strade riparate: emerge il quadro del sistema di corruzione dentro Anas

Si fa sempre più luce sull'inchiesta che ha portato all'arresto di vari funzionari dell'Anas e di alcuni imprenditori siciliani per la vicenda legata alle mazzette per ottenere gli appalti del lavori sulle strade della Sicilia occidentale. Uno dei tre funzionari finito in manette sta collaborando con la giustizia e sta raccontando il sistema di tangenti e falsi documenti, non solo per accaparrarsi i lavori, ma anche per dimostrare (solo con le carte, però) che quei lavori erano stati fatti a regola d'arte. Ecco quindi i carotaggi concordati a tavolino, oppure la scarificazione dell'asfalto fatta solo per pochi centimetri che consentiva un notevole risparmio di materiale da portare in discarica. Per non parlare poi del pressapochismo dei lavori fatti, ma che nei documenti firmati dai funzionari erano sempre perfetti.

L'inchiesta, come ha fatto sapere la guardia di finanza di Catania, è solo all'inizio e sicuramente si allargherà ancora. Ci sarebbero coinvolti anche altri imprenditori e funzionari. Al momento tre funzionari di Anas sono finiti agli arresti domiciliari: Giuseppe Romano, Riccardo Contino e Giuseppe Panzica. In carcere, invece, il geometra Gaetano Trovato. Mentre è stato interdetto dalle sue funzioni per un anno l'ingegnere Antonino Urso. Poi ci sono quattro imprenditori, tutti ai domiciliari: Calogero Pullara, Roberto Priolo, Pietro Iacuzzo e Salvatore Truscelli.

Gli investigtori hanno ricostruito con cura la "questione mazzette". Una parte della tangente andava al responsabile dell'area tecnica, l'altra fetta al capo centro che gestiva l'esecuzione dell'appalto e, sotto di lui, il geometra incaricato alla contabilizzazione. Fondamentale per scoperchiare il sistema sono state le rivelazioni di due dirigenti che hanno iniziato a collaborare con i Pm. Il primo ad autoaccusarsi è stato Giuseppe Romano. Poi è stata la volta del collega Antonino Urso.

La storia risale al 2015. Fu lì che i due presero la prima mazzetta da 7 mila euro per un cantiere in provincia di Palermo. Da lì il gruppo non si è fermato più. Tra gli interventi finiti sotto la lente di ingrandimento dei Pm Fabio Regolo e Fabrizio Aliotta, anche il rifacimento straordinario di una strada provinciale ai piedi dell'Etna, in occasione del Giro d'Italia 2018. C'è poi il caso della strada statale 284 in provincia di Catania, che ha visto 50 morti in soli 10 anni. Da anni si susseguono i cantieri per il rifacimento dell'asfalto che, puntuale, "salta" con le prime piogge. L'ultimo rifacimento è stato completato a giugno scorso e anche qui il quadro è quello delle bustarelle.

"Ho acconsentito a registrare in contabilità uno spessore del materiale fresato in quantità maggiore rispetto al vero - racconta Urso in un interrogatorio - A fronte del risparmio l'imprenditore ci ha corrisposto una somma in contanti pari a 18 mila euro". Gli imprenditori, poi, avevano sempre l'accordo con i funzionari dell'Anas anche per le verifiche al termine dei lavori eseguiti. Un pezzetto della strada era sempre fatto davvero a regola d'arte, con la giusta scarificazione e il giusto spessore dell'asfalto. E lì, e solo in quel posto, venivano fatti i carotaggi di controllo. In modo tale che nel rapporto finale, i funzionari avrebbero scritto che i lavori erano stati eseguiti come da manuale. Peccato, però, che nel resto della strada riparata, non era così. Il fenomeno della corruzione dentro Anas sarebbe talmente diffuso che in una occasione, come racconta Urso ai magistrati, sarebbe stata addirittura pagata una mazzetta da 15 mila euro non richiesta e per un lavoro fatto, almeno quello, secondo il capitolato d'appalto.

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