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Palma d'Oro a "Fjord". Premio alla regia ex aequo

Vince il romeno Cristian Mungiu. "Bola Negra" e "Fatherland" condividono il riconoscimento

Palma d'Oro a "Fjord". Premio alla regia ex aequo
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da Cannes

Una Palma per due. Largo alle sorprese. Ai premi che non ti aspetti. E agli ex aequo. I riconoscimenti si moltiplicano e il palcoscenico diventa patria di chi finora ha vinto poco o nulla ed è tra i meno famosi. È una coppia (Emmanuel Macchia e Valentin Campagne) ad aggiudicarsi il titolo per il miglior attore in Coward del belga Lukas Dhont sul rapporto tra due commilitoni. Stessa sorte per la fascia corrispondente dell'attrice. Vincono Virginie Efira e Tao Okamoto per Soudain del giapponese Ryusuke Hamaguchi, ambientato in un ospizio per malati di Alzheimer, un film intenso, lungo ma bello. Ed è ex aequo anche nella categoria della regia dove la Palma la ritirano addirittura in tre. Sono infatti due i giovani cineasti di La bola negra (Javier Ambrosi e Javier Calvo) che si aggiungono a Pawel Pawlikovski, premiato per Fatherland che racconta il ritorno di Thomas Mann in Germania e il rapporto con la figlia che lo accompagna.

Niente lauree congiunte per i titoli più prestigiosi. La Palma d'oro va al rumeno a unico bis in carriera, che vince con Fjord dopo essersi assicurato lo stesso premio con Quattro mesi, tre settimane e due giorni che trionfò nel 2007. Si tratta di un'opera provocatoria che tratta il tema dell'educazione familiare. Il gran premio va invece a Minotaur di Andrei Zviaguinsev e il premio della giuria a un film discutibile, come ammesso anche nell'annuncio dalla presentatrice: The dreaamed Adventure di Valeska Grisebach. Migliore sceneggiatura per Un uomo del suo tempo di Emanuel Marre, già acquistato da Wanted che lo distribuirà presto nelle sale italiane.

Si conclude così un'edizione non politica che proprio nella sua serata finale ha visto il maggior numero di riferimenti all'attualità internazionale da parte di tutti i partner che hanno consegnato il relativo premio ai vincitori.

Ognuno ha invocato la pace, condannato il genocidio o invitato a votare per i partiti democratici dei rispettivi Paesi. L'unico rimpianto va forse al peccato che nessuna menzione sia toccata al giapponese Sheep in the box di Kore'ed Hirokazu su un tema stringente che unisce la famiglia e l'intelligenza artificiale.

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