Paola Nugnes lascia i 5 Stelle: "Qui decide tutto Di Maio"

La "ribelle" grillina Nugnes lascia il Movimento 5 Stelle: "Avevo chiesto di discutere una carta dei principi, hanno preferito la delega in bianco a Luigi Di Maio"

Paola Nugnes lascia i 5 Stelle: "Qui decide tutto Di Maio"

"Al giro di boa di un anno di governo devo constatare che qualsiasi critica costruttiva è diventata impossibile. Ogni aspetto della vita del Movimento, dentro e fuori dal Parlamento, è sottoposto alla volontà del capo politico e per questo, dopo più di dieci anni, lascio i 5 Stelle".

Paola Nugnes annuncia così il suo addio al Movimento e al Manifesto spiega che la decisione è scaturita dopo l'ennesima critica 'non recepita' dai vertici grillini. E in particolare la richiesta di una fase costituente dopo il tonfo alle Europee: "Richiesta archiviata attraverso il plebiscito a favore di Luigi Di Maio sulla piattaforma Rousseau", dice la senatrice, "Uno strumento che serve solo a ratificare decisioni già prese. Non posso rimanere in un Movimento che vota pure il decreto Sicurezza bis, un insieme di norme che dall'ordine pubblico ai migranti disegna una società che mai mi sarei augurata di vedere. Avevo chiesto di discutere una carta dei principi, hanno preferito la delega in bianco a Luigi Di Maio".

La Nugnes racconta di aver "fatto tutti i passi necessari" perché il distacco "avvenga in modo indolore", ma che "dall'altro lato ho ricevuto solo silenzio". "Se il mio modo di agire è stato interpretato come una debolezza, sappiano che combatterò", assicura, "Ci sono diverse sentenze avverse al Movimento. Nel passaggio dallo statuto del 2009 a quello del 2017 non sono stati chiari con noi e il tribunale di Genova ha stabilito che gli statuti confliggono. Ce ne siamo accorti in ritardo, ci fidavamo. Del resto, tutti i problemi derivano dalla torsione imposta nel 2017, con la delega in bianco al capo politico. Inclusa la perdita di 6 milioni di voti nell'abbraccio con la Lega".

Al momento però la "dissidente" non ha intenzione di lasciare il Senato: "Vado tra gli indipendenti, se non riuscirò a incidere darò le dimissioni", dice, "È giusto rimanere a lottare anche per bloccare le ipotesi di riforma dello stesso Parlamento. Riduzione nel numero degli eletti e del loro stipendio, a fronte di nessuna modifica per i ministeri significa rafforzare l'esecutivo a scapito del legislativo e della rappresentanza popolare. È una svolta autoritaria, funzionale anche a certe politiche che pure abbiamo sempre avversato, come sacrificare l'ambiente per progetti come il Tap".

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