La par condicio dell’affido: il papà non paga gli alimenti

GenovaPapà c’è, è presente almeno quanto mamma. E quindi non deve pagare anche l’assegno di mantenimento. La cosa più importante, l’affetto al figlio, la versa già giorno per giorno. E così il tribunale riconosce che l’«affidamento condiviso perfetto» del figlio assolve di per sé gli obblighi di entrambi i genitori.
La sentenza «rivoluzionaria» arriva da Genova. Una mamma che aveva chiesto la separazione, aveva già ottenuto un assegno mensile di 200 euro per il mantenimento indiretto del figlio Luca, poi portato a 250. Ma non le bastava, chiedeva di più. Ed ha perso anche quel contributo che aveva in precedenza. Di fronte alla quarta sezione civile, il papà si è limitato a far presente la situazione. Lui, cassintegrato e in mobilità, provvedeva già ad accudire il figlio per 15 giorni al mese, come da accordi con la ex moglie. Quando Luca era con lui aveva tutto ciò di cui aveva bisogno. Esattamente come quando stava con la mamma. Tra l’altro, con i suoi 11.600 euro lordi di reddito annui, il papà faceva già l’impossibile, avendo almeno la fortuna di avere una casa di proprietà.
I giudici hanno accolto la tesi dell’avvocato Gian Paolo Vincenti Mattioli che difendeva il padre, sottolineando in sentenza proprio «la novità delle questioni trattate» nelle sue considerazioni. Una novità che peraltro sembrerebbe essere già chiara nella legge e nel codice civile. Ma che viene resa ancor più esplicita nel disegno di legge in corso di approvazione in Parlamento. «Ho puntato l’attenzione sull’articolo 155 del codice civile che chiede al giudice di tenere conto “della misura e del modo” in cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento del minore - spiega la sua linea il professionista genovese - Il “modo” è proprio quello del mantenimento diretto, cioè l’accoglienza del figlio nella propria casa. E che comporta anche la cosa più importante per un figlio, l’affetto e la vicinanza del genitore. Per questo la “misura” deve essere proporzionale al modo».
In altri termini: il papà provvede esattamente in parte uguale alla mamma al mantenimento, per la metà dei giorni. Pagare anche un assegno di mantenimento indiretto potrebbe addirittura rappresentare a favore della madre una «rendita parassitaria vietata dalla legge e dalla giurisprudenza di legittimità».
Il tribunale civile di Genova ha fatto propria questa interpretazione di par condicio tra i genitori. Lo stesso collegio che in corso di causa aveva già innalzato da 200 a 250 euro l’assegno di mantenimento, alla fine ha ritenuto che il padre svolgesse appieno il suo dovere già vivendo per 15 giorni al mese con il figlio. Tra l’altro questa decisione dell’«affidamento condiviso perfetto» era stata presa di comune accordo tra i genitori, visto che la madre doveva lavorare come commessa e non poteva tenere sempre il figlio con sé. Importante è anche la composizione del collegio giudicante, visto che accanto al presidente Alberto Haupt c’erano due donne, Alessandra Scarzella e Monica Parentini, che hanno applicato alla lettera quanto disposto dalla legge, introducendo in giurisprudenza un concetto che rafforza la parità di diritti e di doveri tra coniugi separati e confermando come il tribunale civile di Genova sia spesso all’avanguardia nelle proprie sentenze.
«Non solo la nuova legge renderà ancora più netto questo concetto - osserva l’avvocato Gian Paolo Vincenti Mattioli - In fondo il principio è già contenuto nella Costituzione e nel diritto naturale che comunque viene prima di qualunque altra fonte legislativa. La famiglia è infatti la prima società di diritto naturale e i doveri di entrambi i genitori sono considerati al pari dei loro diritti anche dalla carta fondamentale italiana». Diritti, doveri. E soprattutto la cosa più importante: la vicinanza di papà e di mamma al figlio.

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