Leggi il settimanale

Venezuela e Ucraina, due storie diverse

Il rischio è questo: regalare un pretesto falso e ingiustificabile alla Cina confondendo livelli completamente diversi. Chi combatte per nuovi confini infatti è su un altro piano storico rispetto a chi colpisce un governo vicino di casa

Venezuela e Ucraina, due storie diverse
00:00 00:00

Paragonare Venezuela e Ucraina (quindi Usa e Russia) e chiamare entrambe "invasioni" significa ignorare la realtà e non aver capito come gira il mondo, e, soprattutto, non capire il destino probabile e tuttavia diverso che attende Taiwan e la Groenlandia, o, ancora, significa non voler accettare l'irrilevanza storica dell'Onu e l'estromissione del diritto internazionale da qualsiasi dibattito: piaccia o no.

Ripartiamo dalle basi. La Russia, in Ucraina, combatte per il territorio e per i confini, non per sostituire un governo; vuole negare l'esistenza di uno Stato, e Putin lo ha detto più volte, del resto lo ha già praticato con la Crimea (2014) e con la proclamazione di annessione (2022) di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson; è una guerra di conquista in senso pieno, sostenuta appunto da un'economia di guerra e da mobilitazioni di massa, e l'intento è quello di ridefinire la mappa europea nata nel 1945 e consolidata dal 1991.

L'azione statunitense in Venezuela, per quanto brutale, colpisce invece un governo e non uno Stato, non mira a incorporare territori né ad annessioni o riscrittura di confini, l'espressione è "regime change": rimuovere il vertice, imporre una transizione, produrre uno shock politico-militare e non una guerra di logoramento. Domande: è una violazione del diritto internazionale?

L'Onu protesterà? Sì e sì, e i precedenti sono noti da decenni. Grenada, 1983: il piccolo stato caraibico viene invaso, il governo rovesciato e i leader arrestati. Panama, 1989: gli Stati Uniti la invadono, catturano il capo di Stato Noriega e lo portano negli Usa per processarlo. Afghanistan, 2001: il regime viene abbattuto anche se il Mullah Omar non venne catturato. Iraq, 2003: Saddam viene catturato, giudicato da un tribunale iracheno e infine impiccato tre anni dopo. Libia, 2011: l'intervento della Nato per tutelare i civili (ci fu un parziale mandato Onu) degenera in un cambio di regime e Gheddafi viene ucciso. A ben vedere, l'Onu ha sempre condannato tutti questi interventi e non ha fermato nessuna di queste "guerre", nel migliore dei casi le ha ratificate (dopo) e nel peggiore le ha condannate ma senza conseguenze: è lo stesso scenario in cui il diritto internazionale intanto sopravviveva sinché non intralciava i vincitori, come oggi. Perché lo schema è questo: uso della forza, cattura del leader, diritto dopo. In nessuno di questi casi l'Onu ferma l'azione: la registra solo.

Il diritto internazionale non impedisce la guerra: la commenta. E non è vero che il diritto internazionale si è indebolito: non ha mai contato nulla, a dirla tutta.

Ergo, la differenza tra colpire un governo e cancellare uno Stato è a stessa tra equiparare i casi Venezuela e Ucraina: la Russia ha riportato in questo secolo la guerra di annessione e la "normalità" della conquista territoriale, mentre gli Usa si muovono su un piano storicamente e politicamente diverso, ripetiamo, piaccia o no: ma se passasse l'idea che l'interventismo occidentale (Usa) fosse solo una variante di una guerra di annessione (Russia) significherebbe che domattina la Cina allo stesso modo potrebbe giustificare un'azione contro Taiwan, liquidandola come "questione interna" o "caso regionale" anziché come aggressione sistemica, quale è.

Il rischio è questo: regalare un pretesto falso e ingiustificabile alla Cina (come in Italia fa la peggior sinistra e nel mondo fanno Russia, Brasile e Messico) confondendo livelli completamente diversi: chi combatte per nuovi confini infatti è su un altro piano storico rispetto a chi colpisce un governo vicino di casa; fingere che sia lo stesso piano è una scorciatoia che prepara disastri. Vale anche per la Groenlandia, tirata in ballo a sproposito come "prossimo Venezuela" anche se non è neppure uno Stato sovrano: è un territorio autonomo del Regno di Danimarca che è un paese che appartiene alla Ue e all'Alleanza Atlantica, tanto che, in passato, gli Usa cercarono solo di acquistarla (1867, 1946, 2019) ma furono proposte politiche, non atti militari.

La Groenlandia ha giacimenti che interessano a Trump, ma non è uno

stato canaglia; il Venezuela ha giacimenti che interessano a Trump, ma era pure uno stato canaglia: buona ragione per un regime change. E questa non è la logica del nuovo ordine mondiale, ma è la logica che c'è sempre stata.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica