Un pari con l’aiutino Ma per Mazzarri sono due punti persi

Quando Mazzarri e Ranieri si trovano di fronte, il pareggio è di rigore. Ma stavolta non è solo un gioco di parole. Proprio un tiro dal dischetto al 90’ - regalo dell’arbitro Rizzoli al Napoli - suona come una beffa per la Roma che ancora una volta spreca un vantaggio di due reti e di fatto spegne il sogno scudetto cullato più dai tifosi che dalla squadra. «Ogni volta che la Roma si affaccia sulle zone alte della classifica succede qualcosa di strano», polemizza Taddei facendo dietrologia spicciola. «Non c’era motivo per cui Mexes prendesse quel pallone con la mano - eravamo in tre contro un attaccante - e infatti non l’ha presa di mano», l’accusa di Vucinic.
Ranieri, invece, dà lezioni di fair play: «Rizzoli ha diretto bene, con polso fermo, non bisogna stare a gridare sempre al lupo, fare l’arbitro è difficile. Vedendo le immagini tv, è chiaro che la palla sbatte prima sulla coscia e poi va sul braccio di Mexes. Ma per come era posizionato il direttore di gara è un rigore logico». Nessuna recriminazione del tecnico - e Mazzarri si allinea al collega -, nonostante a un quarto d’ora dalla fine la Roma fosse sul 2-0 con la solita dose di cinismo: un rigore guadagnato e trasformato da Julio Baptista e la prodezza del solito Vucinic (quinto gol nelle ultime sei partite). Se si pensa alle pesanti assenze giallorosse (Julio Sergio, Pizarro, Toni e Totti, oltre a Menez influenzato e dunque in panchina ma indisponibile) e alla stanchezza accumulata nella partita europea con il Panathinaikos, ricorrono tutte le attenuanti generiche. Il 2-2 non ha lo stesso sapore di quello clamoroso a Cagliari, pure arrivato in circostanze simili.
Il Napoli, tra l’altro, aveva giocato meglio degli avversari sfiorando più volte il gol sullo 0-0 e potendo a sua volta recriminare per un penalty non concesso (e sicuramente più netto di quello fischiato nel finale) a Quagliarella, addirittura ammonito per simulazione. Insomma, anche se Mazzarri parla di «due punti persi», alla fine il pari è il risultato più giusto. Che mantiene la Roma sul podio del campionato - in questo momento l’unico vero obiettivo dei giallorossi, visto che Ranieri che continua saggiamente a ritenere l’Inter di un altro pianeta e si prepara alla sfida di sabato con il Milan magari per riagganciare i rossoneri - e il Napoli nel «mischione» della zona Champions.
Gol ed emozioni arrivano nella seconda parte di gara, dopo che per 45’ partenopei e giallorossi si erano praticamente annullati. Ranieri gioca la carta a sorpresa della difesa a tre, Mazzarri ripropone Lavezzi dal primo minuto dopo 48 giorni di stop. Tanti i rovesciamenti di fronte, ma le due squadre si aggrovigliano in un gioco appannato e sterile. La Roma assorbe il nuovo modulo senza fatica apparente, il Napoli accusa qualche difficoltà in più nella fase di impostazione della manovra ma sfiora il gol proprio nell’ultima azione del primo tempo con Maggio (tornato nel gruppo di Lippi).
I primi venti minuti della ripresa danno ragione all’attendismo della Roma: Julio Baptista e Vucinic portano i giallorossi avanti di due reti, con il brasiliano (che poi farà polemica con Ranieri per la sua sostituzione) che interrompe l’imbattibilità interna di De Sanctis che durava da oltre cinque partite. Due giocate perfette che potrebbero mettere ko gli azzurri e siglare l’ottava vittoria consecutiva in campionato. Anche perché l’arbitro grazia Juan per un fallo su Quagliarella in area.
Mazzarri con gli innesti di Denis e Zuniga sposta in avanti il baricentro del gioco, proprio mentre la stanchezza comincia a farsi sentire nelle gambe dei romanisti. Il gran sinistro dell’argentino riapre il match (il Napoli non segnava al San Paolo dal 10 gennaio) poi quando sta per iniziare l’ultimo giro di lancette, il tocco di Mexes in area e il rigore più che dubbio trasformato da Hamsik, in gol dopo 2 mesi di astinenza. Napoli ancora imbattuto in casa, Roma senza sconfitte da 16 partite e in fondo va bene così.