A Parigi la «mutua» per non pagare il metrò

A Parigi il biglietto della metropolitana non si paga più: c’è la “mutua” che risolve il problema per te. Con 5, massimo 7 euro al mese ci si può iscrivere a una sorta di assicurazione privata contro l’eventualità di essere “beccati” senza biglietto dai controllori. E se l’infelice evento si concretizza, la multa se la accolla l’organizzazione: che, dettaglio non secondario, è illegale, naturalmente.
Racconta il quotidiano Le Parisien che il giochino è piuttosto diffuso. Nella capitale francese di organizzazioni spontanee di questo tipo ne esisterebbero almeno una decina. Sono composte da «gruppi di amici, abitanti di uno stesso quartiere, studenti di una stessa università», solitamente di estrema sinistra o sedicente libertaria. Gente con pochi soldi in tasca e pochissima voglia di pagare i trasporti pubblici, magari giustificando la piccola truffa con la difesa del principio della loro gratuità: non si paga la scuola pubblica, non si pagano gli ospedali - dicono i ribelli dell’odiata macchinetta obliteratrice - perché si dovrebbe pagare il bus o il metrò? Non a caso una di queste organizzazioni ha scelto polemicamente di chiamarsi Rete per l’abolizione dei trasporti a pagamento: in sigla Ratp, proprio come la società del trasporto pubblico parigina.
Le mutue del metrò sanno di poter contare sull’esiguità dell’esercito nemico: in tutta la sterminata Parigi (12 milioni di abitanti) i controllori sono meno di mille, per la precisione 968. È chiaro che il rischio di essere scoperti a viaggiare senza aver pagato è parecchio basso. Non meraviglia a questo punto il dato abbastanza spettacolare delle perdite che la Ratp (quella vera) subisce ogni anno a causa dei portoghesi: 80 milioni di euro. D’altronde l’altra Ratp incalza la sorella legale ricordando che solo il 30 per cento dei costi dei trasporti pubblici di Parigi viene coperto dai ricavi dei biglietti. Una percentuale che ironicamente basta a fatica a pagare gli stipendi dei controllori.
La mutua dei piccoli truffatori parigini non è in realtà un’idea molto originale. Si ispira al metodo inventato nel Seicento da un banchiere napoletano, Lorenzo de Tonti, allo scopo assai più ambizioso di finanziare le guerre di re Luigi XIV. I finanziatori della Tontina, come veniva chiamata, versavano una quota a un fondo comune, dal quale avevano poi diritto di prelevare a turno in base a un ingegnoso meccanismo. Ma anche le società operaie di mutuo soccorso, inventate nell’Ottocento, si basavano su un principio simile: tassazione comune per fronteggiare il rischio di eventi avversi.
Dal punto di vista del metodo i “furbetti del mezzanino” devono però distinguersi dai loro antichi predecessori su un punto fondamentale: le dimensioni del gioco. Queste devono mantenersi modeste, ai limiti del fai-da-te. Non solo per il rischio di essere scoperti e denunciati. Ma soprattutto perché in caso contrario la cassa comune non basterebbe più.

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