da Roma
Si prende tempo a Palazzo Chigi. E la riunione del Consiglio dei ministri inizialmente prevista per oggi finisce per slittare a domani. Ventiquattro ore in più per limare i testi del decreto e del disegno di legge sulla sicurezza che il governo intende approvare per dare una risposta immediata ai fatti di Torino. E che solo nella tarda mattinata di ieri sono stati anticipati agli uffici giuridici del Quirinale che, non è un mistero, nel corso delle diverse interlocuzioni di queste settimane aveva manifestato più di un dubbio su alcuni dei punti chiave dei due provvedimenti. All'incirca ottanta pagine in tutto, che ancora ieri sera erano all'esame di Sergio Mattarella. Ventiquattrore che servono anche ad arrivare al Consiglio dei ministri di domani pomeriggio forti del voto di un risoluzione di maggioranza al Senato, visto che ieri - come ampiamente annunciato - la capigruppo di Palazzo Madama ha deciso di trasformare in comunicazioni l'iniziale informativa del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi prevista per oggi. Non un dettaglio semantico, visto che nel secondo caso - esattamente come avvenuto ieri alla Camera - non è previsto alcun voto, mentre alle comunicazioni segue sempre il pronunciamento dell'aula sulle relative risoluzioni.
Al Senato, però, si arena definitivamente l'appello di Giorgia Meloni a «una stretta collaborazione istituzionale» sui temi della sicurezza dopo gli scontri di Torino. In conferenza dei capigruppo, infatti, il passaggio dall'informativa alle comunicazioni avviene senza il placet delle opposizioni che, anzi, puntano il dito contro l'intervento di Piantedosi alla Camera («chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità», dice il ministro dell'Interno). Così, se il presidente del Senato Ignazio La Russa si dice «deluso» dall'esito della capigruppo e rivendica il suo tentativo di mediazione («è stata mia premura cercare di rendere il documento assolutamente condivisibile, cioè fondato esclusivamente su principi generali»), il centrosinistra accusa la maggioranza di «usare la questione sicurezza» contro le opposizioni. Uno scontro che prosegue fino a sera a colpi di comunicati congiunti. Prima quello dei capigruppo del Senato di Pd-M5s-Avs-Iv, secondo cui «la destra strumentalizza Torino per avallare scorciatoie autoritarie». E poi quello dei loro omologhi di Fdi-Fi-Lega-Nm, che rispediscono le accuse al mittente.
Sulla risoluzione da presentare oggi in Senato, intanto, i lavori sono ancora in corso. Tanto che la maggioranza sarebbe intenzionata a presentarla solo dopo le dichiarazioni di Piantedosi previste oggi pomeriggio, così dall'avere tutto il tempo per limarla e correggerla. Anche Pd, M5s, Avs e Iv sono al lavoro su una risoluzione unitaria, ma che alla fine riescano a trovare la quadra non è affatto scontato. Peraltro, si tratterebbe di un atto che avrebbe esclusivamente valenza simbolica visto che una volta approvata la risoluzione di maggioranza tutte le altre decadono e non vengono neanche votate.
Domani sarà anche la giornata in cui si chiuderà definitivamente l'interlocuzione tra Palazzo Chigi - nella persona del sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano - e il Quirinale. Con le posizioni che si sarebbero ormai di molto avvicinate, dopo le ripetute limature dei due testi. Nel decreto dovrebbe restare dentro il fermo preventivo senza convalida del magistrato (ma con una comunicazione all'autorità giudiziaria) che potrebbe però assomigliare a un rafforzamento del cosiddetto «daspo urbano» oltre a quello che viene impropriamente definito scudo penale per gli agenti (allargato però a tutti i cittadini, proprio come da sollecitazione del Colle). La cauzione per chi organizza i cortei non dovrebbe invece esserci, non solo per i dubbi del Quirinale ma anche perché la stessa Meloni non ne sarebbe convinta fino in fondo.
Di certo, c'è che la premier è intenzionata ad andare avanti sulla questione sicurezza, tema considerato identitario e sul quale spinge anche Matteo Salvini dopo l'addio alla Lega del generale Roberto Vannacci.
«Penso che non si possa arretrare, penso che dobbiamo lavorare per garantire con norme ancora più efficaci che fatti come quelli di Torino non accadano più», dice la premier alla trasmissione di Rai3 Farwest. Violenze, aggiunge, favorite anche da un certo «humus culturale».