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Dagli stivali sporchi al Made in Italy: la parabola di Soumahoro

Il deputato ha abbandonato le lotte dei braccianti per farsi ambasciatore delle imprese italiane e del diritto a non emigrare

Dagli stivali sporchi al Made in Italy: la parabola di Soumahoro
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Aboubakar Soumahoro sembra aver cambiato radicalmente posizione e con una giravolta a 360 gradi ancora in evoluzione si sta accomodando a destra. Non è il primo che lo fa ma il suo percorso è quanto meno singolare, perché Soumahoro è partito come simbolo delle lotte dei braccianti e degli "invisibili" nelle campagne del Mezzogiorno e ora si è fatto promotore del Made in Italy e delle imprese, dopo aver sostenuto la necessità di aiutare i migranti a non andare via dal loro Paese. Un totale rovesciamento della narrazione: quello che prima era il paladino del diritto alla mobilità e dell'accoglienza senza riserve, oggi declina il tema migratorio attraverso la lente del "diritto a non emigrare", sostemuto da sempre dalla destra e dal centrodestra.

Certo che fa effetto immaginare Soumahoro come un patriota sociale che spinge la collaborazione delle aziende italiane con quelle della Costa d'Avorio, suo Paese d'origine, invece è esattamente quello che sta succedendo. In una riunione con la direttrice del Centro di promozione per gli investimenti in Costa d'Avorio, il deputato che è arrivato in parlamento con Avs e che ora è nel gruppo misto da cui strizza l'occhio alla maggioranza, ha spiegato di aver "raccontato il Made il Italy, le imprese, le aziende italiane nei vari settori, quindi dall'agroalimentare ai grandi lavori delle infrastrutture, per non parlare della formazione professionale e tecnica, della costruzione, cioè a 360 gradi ciò che oggi rappresenta il Made in Italy". Sta avviando un tavolo per creare il terreno ideale per aprire canali di collegamento tra le industrie locali e quelle italiane, per sfruttare le rispettive potenzialità: un'azione che si discosta nettamente dalle logiche di Avs e di gran parte della sinsitra.

Le vicende giudiziare della sua famiglia hanno costretto Soumahoro a rallentare la sua corsa politica, a cercare un riposizionamento per uscire dall'angolo e la strada più efficace non è la difesa d'ufficio dei suoi vecchi ideali, ma l'adozione dell'agenda programmatica del governo in carica. Questo significa tradire ciò che è stata all'inizio la sua strada politica ma Soumahoro sembra voler entrare nel mondo del centrodestra. La sua, oggi, è una retorica che scavalca a destra molti dei suoi ex colleghi di coalizione, i quali osservano con sconcerto quello che percepiscono come un radicale ribaltamento di fronte.

Tuttavia il riposizionamento solleva interrogativi sulla reale natura del suo ruolo attuale, perché sta cercando di accreditarsi come un interlocutore credibile per la maggioranza, forse sperando in una futura collocazione che gli garantisca una sopravvivenza politica oltre la legislatura corrente.

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