Il Parma vuole salvare il Brescia Tifosi in rivolta

Riparte la serie B e in casa Brescia ritornano problemi e polemiche. Il presidente Gino Corioni, dal 1992 al vertice della società, questa volta è davvero deciso a mollare. A dargli una mano ci sta pensando il collega del Parma Tommaso Ghirardi (in tempi non sospetti aveva preso visione dei bilanci delle rondinelle, optando poi per il Parma in amministrazione controllata dopo il crac Parmalat alla modica cifra di 4 milioni) che gli ha messo a disposizione il suo vicepresidente Diego Penocchio, un bresciano doc proprietario di un ristorante nel capoluogo bresciano. L’idea è quella di creare una diarchia che rilevi la società (60% a Penocchio, 40% a Fabio figlio di Corioni) e rientri dall’indebitamento di 30 milioni nei confronti dell’Ubi Banca, storico sponsor del club di Corioni. Proprio martedì 27 dicembre nella villa di Corioni a Ospitaletto si è registrato un incontro con Penocchio, cena post natalizia che ha scatenato le ire di Ugo Calzoni, il manager a suo tempo incaricato da Corioni di vendere la società (e s’era fatto avanti un gruppo industriale milanese) che s’è sentito scavalcato dalla mossa «made in Parma» che vedrebbe il Brescia entrare come società satellite nell’orbita del club di Ghirardi. La tensione è alle stelle anche perché i tifosi hanno programmato per oggi una manifestazione di protesta per accelerare il cambio della guardia al vertice e allontanare lo spettro della seconda retrocessione in due anni, fuori dal calcio che conta.

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