Se fra tarda antichità e medioevo Milano ha posto le basi della sua fortuna, è col Rinascimento che la città gode i frutti della conquistata solidità. E anche se, pensando a quell'epoca di trionfo della cultura italiana, i primi centri a venire alla mente sono Firenze, Venezia, Padova, Mantova, Ferrara o Urbino, anche Milano recitò una parte da protagonista indiscussa. Raggiunta una certa stabilità economica e politica - almeno fino alla conquista spagnola del 1559 -, conobbe una feconda stagione artistica che culminò, nell'ultimo quarto del XV secolo, con l'arrivo in città di Bramante (1479) e, tre anni più tardi, di Leonardo da Vinci, che vi soggiornò per quasi vent'anni alla corte di Ludovico il Moro. Ma com'era quella Milano? Ancora chiusa nella cerchia delle mura medievali, al suo interno era "tutto un cantiere", vista l'affluenza di artisti di prim'ordine (ad "aprire le danze" fu il Filarete, a metà Quattrocento), ma anche il fiorire di botteghe locali, milanesi o lombarde: da Bonifacio Bembo a Giovanni Solari, da Bernardino Butinone a Bernardo Zenale, fino a Bartolomeo Suardi "il Bramantino". Il mecenatismo, d'altra parte, era un potente strumento di consenso politico. Iniziamo il nostro viaggio, in omaggio al genio leonardesco, proprio da S. Maria delle Grazie (nella piazza omonima), che nel refettorio custodisce uno dei suoi capolavori supremi, il celeberrimo Cenacolo realizzato tra il 1493 e il 1498. Venne dipinto a secco e, pertanto, a metà '500 era già in "cattiva salute". Fu magistralmente restaurato tra il 1979 e il 1999, e per visitarlo occorre prenotare con largo anticipo. Un gioiello è anche il complesso che lo ospita: la basilica, edificata tra il 1463 e il 1497, è uno dei compendi dell'architettura rinascimentale milanese. Vi troviamo il Mausoleo sforzesco progettato da Solari, la Cappella di Santa Corona con la sontuosa Crocifissione di Gaudenzio Ferrari, gli affreschi di Giovanni Demio nella Cappella Sauli e la Cappella di San Giovanni Battista con la pala di Marco d'Oggiono, allievo di Leonardo. Altro simbolo dell'epoca, con tanto di illusione prospettica, è S. Maria presso S. Satiro, che si incontra, timidamente nascosta fra alti edifici, lungo la centralissima via Torino, a due passi dal Duomo. Proprio l'affollamento di costruzioni intorno, già presente all'epoca della realizzazione (1478-1518), fu causa della sua fortuna: mancando lo spazio per un'abside tradizionale, Bramante ideò un finto coro profondo nemmeno un metro che, a chi entra, dà l'impressione di una struttura monumentale. Altra chiesa cinquecentesca realizzata su un preesistente edificio è la splendida S. Maurizio al Monastero Maggiore, affacciata su Corso Magenta: la costruzione cominciò nel 1503 e terminò, tranne la facciata più tarda, nel 1509. È un' "enciclopedia" di capolavori del Rinascimento lombardo in cui spicca la mano del Luini: l'Aula dei Fedeli, la Cappella di Santa Caterina d'Alessandria, la Cappella di San Giovanni Battista e soprattutto la splendida Aula delle Monache. Dopo un'occhiata alle importanti modifiche rinascimentali al Castello Sforzesco (su tutte l'imponente torre del Filarete, poi ricostruita dal Beltrami a inizio '900), è tempo di passare a una vera chicca: la Casa degli Atellani, a pochi passi da Santa Maria delle Grazie, residenza quattrocentesca del nobile Giacometto di Lucia dell'Atella che la ricevette dal Moro: la facciata fu ripensata da Piero Portaluppi, ma l'interno conserva ancora l'impianto originario con affreschi e dipinti dell'epoca. Attraversato il centro, in via Festa del Perdono (strada di gioie e dolori per generazioni di studenti milanesi e non solo) c'è un altro simbolo della Milano rinascimentale, temperie in cui si riscoprirono l'uomo e i suoi valori: la Ca' Granda, oggi sede dell'Università Statale, fu eretta durante il ducato di Francesco Sforza che voleva dotare la città di un ospedale grande e moderno. La costruzione, su progetto del Filarete, iniziò nel 1456 e, con varie vicissitudini, proseguì fino a fine secolo per poi riprendere nel Seicento. Ma questo è solo un assaggio di quanto resta della Milano dell'epoca: come non ricordare la Chiesa dell'Incoronata su corso Garibaldi, nota come chiesa doppia e ultimata intorno al 1460.
Se poi ci spingiamo fino a S. Eustorgio, potremo ammirare le cappelle Brivio e Torriani ma soprattutto Portinari, costruita tra il 1462 e il 1468 per volontà del direttore della filiale milanese del Banco Mediceo e affrescata da Vincenzo Foppa.