Aldilà di quanto potrebbe apparire, il passaggio dell'ex assessore e oggi consigliere regionale Barbara Mazzali da FdI a Forza Italia, non è la solita operazione politica di basso cabotaggio. E nemmeno un'incursione pirata in acque amiche, ma un ricamo della diplomazia che ha evitato l'ingresso di un vascello battente bandiera Vannacci in Regione. Con quanta gioia di Attilio Fontana e del centrodestra è facile intuire. L'antefatto è la sostituzione all'assessorato al Turismo della Mazzali con Debora Massari della nota stirpe pasticcera. Staffetta non gradita dall'uscente che presto fece i bagagli per passare al Gruppo misto, dove è stata raggiunta dalle sirene del generale smanioso di entrare al Pirellone dal portone nobile. Piano che non è sfuggito al coordinatore regionale azzurro Alessandro Sorte che ha inizialmente frenato il suo istinto predatore immaginando la reazione dell'alleato già irritato da precedenti traslochi. Ma poi ha messo in moto la diplomazia e fonti informate rivelano di un accordo "ai massimi, ma proprio massimi livelli romani di FdI e Fi" che per far argine alla marcia del generale Vannacci, si sono accordati per un passaggio di Mazzali ai post berlusconiani. Aumentando il loro numero in consiglio regionale dagli originari 6 a 11, ma soprattutto portando in dote il mitico patrimonio personale di voti dei cacciatori lombardi che Mazzali ha sempre saputo coltivare.
E che, in anni di buona gestione dell'assessorato a Turismo, Marketing territoriale e Moda ha sicuramente incrementato. Un'operazione vincente e soprattutto un messaggio a chi è tentato dall'imbarco con Vannacci. Facendo della Lombardia un laboratorio politico della guerra al generale.