«Il Pdl deve correre L’esclusione porta all’ingovernabilità»

Massimo Cacciari, sindaco di Venezia e democratico deluso, è favorevole o contrario all’esclusione delle liste Pdl dalle regionali di Lombardia e Lazio?
«Mi pare evidente che escludere dal voto una delle grandi forze della politica italiana, piaccia o no, porterebbe a elezioni poco significative».
Non tutti nel Pd sono d’accordo.
«Quello che penso mi pare nient’altro che una sciocca banalità».
Lo spieghi a quanti nel centrosinistra definiscono «irresponsabili» quelli del Pdl.
«Non ci vogliono grandi analisi politiche per capire che se viene a mancare la competizione tra l’area intorno al Pd e quella intorno al Pdl, il risultato sarebbe falsato. Credo che anche le persone ragionevoli del Pdl direbbero lo stesso se fosse stata tolta al Pd la possibilità di partecipare».
Eppure nel Pd si sente ripetere il ritornello del «rispetto delle regole».
«È evidente che alle elezioni devono partecipare tutti. Detto questo, è francamente incredibile che un grande partito come il Pdl possa commettere cappellate di questo genere. Questo dimostra lo stato confusionale delle forze politiche in questo momento in Italia».
Perché parla di «forze politiche» al plurale? Include anche il Pd?
«I partiti non esistono più in questo Paese. Intendo i partiti con un loro ordine, una disciplina, una compattezza anche organizzativa. È drammatico per una democrazia quando i partiti sono in crisi».
Come suggerisce di uscire dal caos delle liste?
«È una materia da giuristi, più che da politici. Io posso dire soltanto che una competizione priva delle liste del Pdl sarebbe inattendibile e porterebbe a una ingovernabilità».
Addirittura?
«Certo. Secondo lei, questi se la metterebbero via? Immagini Lombardia e Lazio senza nemmeno un eletto del Pdl in consiglio regionale: crede se ne starebbero buoni fuori? Sarebbe una contestazione continua, un pasticcio assolutamente ingovernabile».
I Tar sistemeranno le cose?
«Non ne ho idea».
Teme che possano decidere in modo difforme tra Lazio e Lombardia?
«Conoscendo il Tar può darsi benissimo... La magistratura amministrativa in questo Paese a volte è piuttosto curiosa».
Nelle ultime ore si sono moltiplicati gli appelli, a partire dal presidente Napolitano: tutti sperano che siano i Tar a togliere le castagne dal fuoco alla politica.
«Francamente mi auguro che si vada a elezioni normali. Ciò non toglie che questi siano i sintomi di uno stato critico-confusionale più o meno grave in tutti i partiti. È una debolezza organizzativa e strutturale generalizzata».
E quali sono le ragioni?
«Nel Pdl, questa situazione deriva dal fatto che il partito si è andato formando su un unico uomo, e in questo modo la formazione e la selezione del ceto politico lascia enormemente a desiderare. Quando uno solo decide tutto, è difficile che possa maturare un terreno di confronto e di dialettica, l’unico terreno da cui poi sorgono dirigenti capaci».
Sul versante Pd?
«Situazione complementare e opposta. C’è una debolezza della leadership da cui discende una debolezza di linea strategica e di conseguenza sintomi di difficoltà organizzative, anche se non così clamorose».
Che cosa ne pensa della pignoleria dei radicali circa il rispetto delle regole?
«Ahhh... Un’elezione che si concludesse con l’esclusione di una grande forza politica sarebbe foriera di ingovernabilità e casini, mi sembra così evidente. Nascondersi dietro le regole in questo caso mi sembra politicamente molto miope».
Quale prevede sarà l’esito del voto nelle regioni del Nord?
«Per fortuna, per una volta il Pd ha scelto in Veneto una persona competitiva, rappresentativa della realtà di piccole industrie, artigianato e commercio che può dare fastidio a Zaia, cioè il mio assessore Bortolussi».
Perché dice «per una volta»? Non era stato candidato anche lei contro Galan a suo tempo?
«Era una situazione politica assolutamente impossibile, e io non ero un candidato giusto per il Veneto».
Ma Bortolussi ha chances realistiche?
«In Veneto e in Lombardia, se il Pdl si presenterà, il confronto per il Pd sarà molto, molto duro. Ma sono quasi certo che il centrosinistra vincerà in Piemonte e Liguria».