Pdl e Lega in bilico per 79 firme Uno schiaffo a milioni di elettori

I magistrati per puro formalismo hanno «cancellato» 514 sottoscrizioni. Ma il rischio è impedire a due terzi dei lombardi di scegliere i loro partiti. In 136 casi manca il «timbro tondo» che il Consiglio di Stato non chiede neanche più

Settimane di bilancino per scegliere i nomi giusti da inserire nel listino per le prossime elezioni regionali, e ora un intero pacchetto di candidature rischia di saltare. Ieri, infatti, l’ufficio centrale regionale della Corte d’Appello ha escluso la lista «Per la Lombardia» del governatore Roberto Formigoni, dichiarando la non validità di 514 firme di sottoscrizione raccolte dagli uffici del coordinamento del Pdl. Un mezzo terremoto che rischia di far saltare il banco delle urne, in attesa di conoscere l’esito del ricorso che verrà presentato oggi.
I giudici, dunque, hanno accolto l’esposto presentato nella mattinata di ieri da Lorenzo Lipparini, delegato della lista «Marco Pannella», su presunte irregolarità nell’autenticazione delle firme alle listino che fa capo a Formigoni e quello di «Penati Presidente». E se nel caso del candidato del Pd le anomalie riscontrate (173) non sono state determinanti ai fini dell’esclusione dalla tornata elettorale (le firme valide, al netto delle irregolarità, sono comunque al di sopra del limite di 3mila e 500 fissato dalla legge), diversa è la situazione per le candidature del centrodestra. «Effettuata la verifica formale dell’autentica delle sottoscrizioni - sottolineano i giudici della Corte d’Appello nel provvedimento depositato ieri - l’ufficio ha riscontrato che le doglianze risultano fondate». In altre parole, si consuma la piccola crociata dei radicali. In particolare, scrivono i magistrati, in 136 casi manca il timbro sui moduli, in 121 è assente la data dell’autentica, in 229 non è segnato il luogo dell’autentica, in 28 manca la qualifica autenticante. Il tutto, sommato, è pari a 514 sottoscrizioni ritenute «invalide». Una quota che va sottratta al numero dei firmatari dichiarati in sede di presentazione della lista (3mila e 935). Il totale, 3mila e 421, è al di sotto del minimo di legge. Su 79 firme, dunque, si gioca una partita elettorale che riguarda milioni di elettori. Cosa accade ora? Che la decisione dei giudici «fa cadere» anche le liste provinciali di tutta la regione collegate a quella del condidato presidente. Gli uffici elettorali dei Tribunali, adesso, dovranno emettere provvedimento di ricusazione delle liste collegate a quella di Formigoni. La procedura, hanno spiegato i funzionari, è obbligatoria e prevista dalle normative sulle elezioni regionali. All’ufficio elettorale provinciale del Tribunale di Milano, intanto, è stato già comunicato il provvedimento di esclusione della lista di Formigoni. Lo stesso ufficio, nelle prossime ore, dichiarerà la ricusazione di quelle provinciali del Pdl e della Lega. E così, «Per la Lombardia» esce di scena. Almeno, fino a un possibile colpo di coda della coalizione.
Perché già questa mattina verrà presentato il ricorso del centrodestra. Il limite è fissato per le 14.39, termine ultimo per provare a rientrare nei giochi. Entro 48 ore, poi, la decisione dei giudici. «Abbiamo verificato quali sono le irregolarità per capire come impostare l’appello», ha spiegato il capogruppo del Pdl in Regione e candidato nel listino, Paolo Valentini, ieri a Palazzo di giustizia. Fiducioso Mario Mauro, capogruppo del Pdl al parlamento europeo e responsabile della campagna elettorale del governatore uscente. «Nessun problema - assicura - le firme valide che abbiamo presentato sono più che sufficienti. Abbiamo già verificato che più sentenze del Consiglio di Stato rendono irrilevanti e non più necessarie alcune specifiche che invece la Corte d’Appello di Milano ha ritenuto indispensabili. Il numero di firme valide da noi presentato è dunque largamente superiore al necessario. Stiamo perfezionando il ricorso e la Corte non potrà che accettarlo».