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Il Pdl richiama i suoi onorevoli: «Fannulloni mai più ricandidati»

Chi non va a Roma, e soprattutto non va in Aula, rischia di perdere la poltrona. Le troppe assenze tra i banchi del Pdl alla Camera, soprattutto nei giorni caldi dell’approvazione dello scudo fiscale, hanno convinto Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, presidente e vice del gruppo Pdl a Montecitorio, a prendere carta e penna e «avvisare» i colleghi deputati, invitandoli a una presenza più assidua: «Si sono verificate troppe assenze e troppe missioni nella scadenza politicamente molto significativa riguardante lo scudo fiscale, sulla quale il governo era sfidato dall’opposizione con argomentazioni insultanti e inaccettabili».
La missiva porta la data del 7 ottobre, e accompagna una delibera del direttivo del gruppo che «censura il comportamento dei parlamentari del Pdl che hanno disertato i lavori d’aula in occasione del voto sul cosiddetto scudo fiscale». Nella giornata del voto finale, infatti, risultarono assenti 31 deputati, e in una delle 37 votazioni precedenti, quel giorno, la maggioranza andò sotto. Così ecco la decisione, drastica: chiedere all’ufficio di presidenza del Pdl di non ricandidare i deputati «la cui presenza in aula sia inferiore a una media dell’80 per cento», e sospendere sotto la stessa soglia sia l’indennità di funzione che i rimborsi. Ma le conseguenze per chi gira alla larga da Montecitorio potrebbero essere anche maggiori. Cicchitto e Bocchino, nella lettera, richiamano una precedente missiva del 27 maggio, ricordando che «a metà legislatura faremo il punto sulla situazione e, anche sulla base della percentuale di presenza individuale in aula, provvederemo a cambiare o confermare i vari incarichi in Parlamento». Ma la «tirata d’orecchie» si accompagna alla «sollecitazione del senso di responsabilità individuale» affidato, scrivono Cicchitto e Bocchino, «alla vostra sensibilità politica».
Dopo tanti richiami, però, forse questa «minaccia» più concreta potrebbe funzionare. Dall’inizio della legislatura a tutto settembre la rappresentanza alla Camera del Pdl, secondo i dati di Montecitorio, ha raggiunto una percentuale di presenza dell’86,8 per cento contando però anche le missioni (il dato sulle sole votazioni scende al 72,47 per cento, terza performance dopo Pd e Lega). E scorrendo le medie dei singoli deputati, ce ne sono almeno una cinquantina al di sotto della soglia di tolleranza fissata dal direttivo del gruppo. Molti di loro sono tra i «disertori» del voto dello scudo fiscale.

E per recuperare la media dovranno rimettersi in riga. E gli autori della missiva? Cicchitto - tra votazioni e missioni -, arriva all’84,11 per cento di presenze. Bocchino, nelle medie fissate, ci rientra per un pelo: 80,03%.

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