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Pedenovi, l'omicidio dell'avvocato mite

Doveva ricordare Ramelli, fu ucciso da "Prima linea" il giorno dell'anniversario

Pedenovi, l'omicidio dell'avvocato mite
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Enrico Pedenovi è stata la prima vittima del terrorismo rosso nelle istituzioni dopo il '45. Un libro e oggi un convegno in Regione Lombardia per ricordarlo. Lui, diceva, la guerra l'aveva vista e fatta davvero e per questo raccomandava sempre di tenere i nervi saldi e la mani a posto. Anche se non era facile in quei sanguinosi anno '70, quando a Milano i cattivi maestri predicavano l'antifascismo militante e almeno 20mila pessimi allievi si associavano in gruppi di estrema sinistra per tradurlo nell'eliminazione fisica degli avversari. Avendo capito che quella delle idee era impossibile, mentre a morire (e di morte naturale, non violenta) sarebbero state le loro.

Era già capitato un anno prima con la brutale aggressione di Sergio Ramelli, successe di nuovo il 29 aprile del 1976 quando per non esasperare gli animi si decise di affidare proprio a Pedenovi, l'avvocato mite e noto per il suo equilibrio, la commemorazione di quel ragazzo dai capelli lunghi, chiamato a sé dagli dei, forse perché a loro così caro. E, invece, quel crudele destino toccò anche a lui. Uscito, come ogni mattina con una metodicità che non aveva voluto mutare nemmeno dopo le minacce, poco prima delle 8 per recarsi nel suo studio di avvocato in via Sforza, venne raggiunto da un commando armato in viale Lombardia, mentre leggeva il Giornale e il Corriere della sera appena acquistati all'edicola. Una passione, quella per i quotidiani, gemella a quella per la politica che dopo gli anni da volontario con la divisa della X Mas, lo aveva portato a continuare la sua battaglia ideale nelle fila del neonato Movimento sociale italiano, per il quale a quel tempo era consigliere provinciale. Stimatissimo anche dagli avversari. Tre gli uomini del commando scesi da una Simca verde rubata per colpirlo con sei colpi, due dei quali mortali. Uno al cuore e l'altro al fegato, forse non a caso i due organi che ne raccontano l'indole e il carattere. Un'esecuzione ancor più feroce di quella di Ramelli, perché questa volta perfettamente organizzata per uccidere e rivendicata dall'organizzazione di Prima Linea con il supporto esterno dei Comitati Comunisti Rivoluzionari, come più tardi raccontò il terrorista Sergio Segio. E altrettanto vile perché, come racconta il processo, l'avvocato in giacca e cravatta fu scelto proprio perché bersaglio assolutamente indifeso.

Da questa chiazza di sangue innocente si dipana la trama di "Enrico Pedenovi, testimone di libertà" scritto da Guido Giraudo e Luca Bonanno con Giovanna e Beatrice Pedenovi per i tipi di Idrovolante edizioni. Se ne parlerà oggi al convegno organizzato dall'europarlamentare di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza con l'assesorato alla Cultura di Regione Lombardia e il Circolo culturale "Il Tricolore" con gli autori, l'assessore Francesca Caruso, Dario Vermi che ne prese il posto in consiglio provinciale, Romano La Russa, Paola Frassinetti, Riccardo De Corato e il presidente del Senato Ignazio La Russa a cui sono affidate le conclusioni.

Un modo per ricostruire la figura di "un uomo dal carattere mite, dalle convinzioni forti e dalla coerenza incorruttibile", come dice La Russa nella Prefazione. Aggiungendo che "anche nell'ultima sera della sua vita, Enrico, come mi ha raccontato la figlia Giannina (nel libro ve ne è traccia), descriveva con ironia e serenità la nostra volontà di non cedere a chi, per viltà, rendeva perfino difficile ricordare in chiesa l'anniversario della morte di Sergio Ramelli". E qui sta la chiave. Perché l'orrore di quei tempi furono gli assassini comunisti, ma forse ancor di più i politici istigatori e quelli conniventi, i magistrati quantomeno pigri, i buoni borghesi che si girarono dall'altra parte e i cardinali che chiesero ai presti di non celebrare messa per quei fascisti la cui uccisione non era reato. Sbagliarono perché, a differenza di loro divorati dall'odio e dall'ignavia, quelle idee furono le radici di alberi fecondi che continuano a dare frutti.

Frutti felici.

"Enrico Pedenovi, testimone di libertà", oggi alle 18 a Palazzo Lombardia, Sala Biagi, in Piazza Città di Lombardia (Ingresso N4). Registrazione obbligatoria al link internet https://forms.gle/rcEQSssbfPyPsQcq6

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