Pensioni, Renzi esulta. Ma è solo una mancia da 50 centesimi al giorno

Nel dl sulla rivalutazione degli assegni dal 2016 è previsto un aumento definitivo da 15 euro ogni mese per chi prende tre volte il minimo. I soldi arrivano da tesoretto e tagli ai ministeri

Pensioni, Renzi esulta. Ma è solo una mancia da 50 centesimi al giorno

Matteo Renzi è didascalico quando illustra il decreto sulle pensioni. E spiega che grazie al nuovo sistema di indicizzazione - che scatterà nel 2016 - «chi oggi prende 1.700 euro di pensione riceverà una rivalutazione di 180 euro all'anno; cioè, 15 euro al mese».

Per semplificare ancora di più, si tratta di 50 centesimi al giorno.

L'esempio citato dal presidente del Consiglio è quello del pensionato che si è visto bloccare la rivalutazione a partire dal 2011: norma ora bocciata dalla Corte costituzionale. E si riferisce a chi percepisce un assegno pari a tre volte il minimo. Con il nuovo meccanismo messo in piedi dal governo, il pensionato in questione riceverà il primo agosto un «bonus Poletti» una tantum da 750 euro, a fronte di un mancato guadagno (legato al blocco delle rivalutazioni) pari quasi al doppio. Secondo esperti previdenziali, il pensionato in questione ha immolato - in nome del decreto Salva Italia di Monti - più di 1.300 euro. E dal 1° gennaio dal prossimo anno potrà beneficiare di un aumento dell'assegno di 50 centesimi al giorno.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, giustifica l'operazione. «Se avessimo dovuto fronteggiare le conseguenze complete implicite alla sentenza - ricorda - il nostro deficit sarebbe salito al 3,6% del Pil. Saremmo entrati in procedura d'infrazione europea e non avremmo potuto beneficiare dei benefici connessi al piano di riforme». Vale a dire, uno sconto dello 0,4% del deficit di quest'anno.

Così, per rispondere alla Consulta, spiega Renzi, abbiamo utilizzato «quella meravigliosa parentesi rosa del Def: la differenza fra il 2,5 ed il 2,6% di deficit che voi - dice rivolto ai giornalisti - giudicavate inesistente».

Quello scarto dello 0,1%, il tesoretto per intenderci, vale 1,6 miliardi di euro. Che il governo fa, però, lievitare a 2 miliardi e 180 milioni. In base ai Trattati Ue (e non ai giornalisti), il tesoretto non esiste: ogni miglioramento del deficit deve andare a riduzione dell'indebitamento, dice il Patto di Stabilità.

Sarà interessante, poi, verificare quale soluzione tecnica è stata individuata per dare copertura al provvedimento: il testo del decreto ieri sera non era disponibile nella sua versione definitiva. Il Bilancio dello Stato non può aver contabilizzato il tesoretto dal 1,6 miliardi, che Palazzo Chigi fa salire a 2,18. Per un motivo molto semplice. L'emersione dello scarto fra deficit programmato e previsto per quest'anno è stato individuato nel Documento di finanza ed economia, che non ha forza di legge (tant'è che il Parlamento lo approva con una risoluzione).

Il decreto sulle pensioni, quindi, non può utilizzare quelle risorse per dare copertura finanziaria a una legge; almeno, fin quando quel tesoretto non entra nella contabilità pubblica. E ciò avverrà, presumibilmente, con il Bilancio di assestamento. Il cui passaggio in consiglio dei ministri è previsto per la seconda metà del mese prossimo. È assai probabile, quindi, che il governo abbia sperimentato una formula innovativa di finanza pubblica: i tagli orizzontali «a tempo». In attesa che venga approvato il Bilancio di assestamento, la copertura finanziaria al provvedimento dovrebbe arrivare da tagli nominali ai ministeri.

Diverso discorso per il miliardo individuato dal governo per rifinanziare la cassa integrazione in deroga. Le risorse vengono prese dal Jobs Act. Già legge e quindi inserito nella contabilità pubblica.

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