Mai Zucchero Fornaciari si sarebbe immaginato che le parole usate nel suo libro "Il suono della domenica. Il romanzo della mia vita" - pubblicato nel 2011 per Mondadori - per descrivere un amico lo avrebbe fatto finire in tribunale e condannato per diffamazione. Invece il giudice del tribunale di Massa ha ritenuto il cantante colpevole di avere leso la reputazione del suo amico e ora dovrà risarcirlo per danni morali.
La vicenda
La storia risale a otto anni fa quando la figlia dell'ex amico di Zucchero Fornaciari regala al padre il romanzo del cantautore. Nel libro è raccontata la storia degli esordi dell'artista, l'infanzia a Roncocesi, nella campagna emiliana, e le prime esibizioni. Nei vari capitoli Zucchero ricorda alcune figure chiave della sua giovinezza e parla anche dell'amico, definendolo un "donnaiolo e nullafacente". Definizioni che Adelmo Fornaciari ha definito espressioni funzionali alla trama narrativa, ma che in realtà hanno creato non pochi problemi all'amico. "Purtroppo, la lettura del romanzo provocò sconforto e malessere nei familiari del mio assistito", ha spiegato l'avvocato Alessandro Fontana, che ha presentato la denuncia a nome dell'uomo, al Corriere Fiorentino. E da qui è partito il processo.
La condanna e il risarcimento
Dopo otto anni, il tribunale di Massa ha stabilito che Zucchero nella sua autobiografia ha utilizzato espressioni "lesive della reputazione" dell'ex amico, compromettendo "le relazioni sociali e familiari della parte offesa, i cui rapporti con la coniuge si sono significativamente deteriorati". Secondo il giudice le parole scelte da Fornaciari per descrivere l'amico non sarebbero state funzionali al racconto, ma "offensive e non coerenti" con il racconto, usate con "l'unico effetto di recare discredito, ledendone la reputazione".
"Sanremo sarà il Festival degli influencer. A me non chiamano neppure in gara"Nelle motivazioni il giudice parla di parole "obiettivamente denigratorie (inducendo nel lettore un giudizio di naturale riprovevolezza circa condotte di tal genere) a prescindere dal tono ironico e dal linguaggio colloquiale con il quale vengono riportate vicende narrate nel testo. Tono che di per sé non vale a rendere inveritieri e/o non credibili i fatti ed i giudizi descritti ed espressi". Così ora Zucchero Fornaciari dovrà risarcire l'uomo per i danni morali a lui arrecati, versando una somma di 37mila euro.
