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Gabriel Garko in lacrime a Ciao Maschio: "Ho vissuto in una gabbia. La mia omosessualità era un laccio con cui tenermi a bada. Mio padre? Mi disse: l'importante è che tu abbia la salute"

L’attore si racconta a Nunzia De Girolamo tra la libertà conquistata, il matrimonio vissuto con riservatezza e il dolore per il padre scomparso durante il Covid: "Ci sono cose che avrei voluto dirgli"

Gabriel Garko in lacrime a Ciao Maschio: "Ho vissuto in una gabbia. La mia omosessualità era un laccio con cui tenermi a bada. Mio padre? Mi disse: l'importante è che tu abbia la salute"
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Gabriel Garko si racconta a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo, in una conversazione intensa, emozionante e senza maschere. L’attore ripercorre gli anni della carriera, il peso di un’immagine costruita intorno a lui, la libertà conquistata oggi e il ricordo del padre, scomparso durante il Covid.
Nel corso dell’intervista, Garko torna agli inizi della sua carriera e ammette: «Oggi posso rendermi conto che forse ho vissuto in una gabbia. Mentre ci vivi non te ne rendi conto». Poi racconta: «Io ho iniziato a fare questo lavoro quando avevo 16 anni. Ho iniziato poi venendo a Roma a 18. Plasmare un ragazzo di quell’età è molto facile».

L’attore spiega di essersi affidato, da giovanissimo, alle persone che aveva intorno: «Avevo delle persone di riferimento con cui lavoravo, con cui ho iniziato, che mi dicevano determinate cose. O ci credevo, oppure non avevo, come oggi, un’esperienza tale da poter dire sì o no. Ho sempre creduto a tutto quello che mi veniva detto. All’epoca in cui ho iniziato io forse era giusto così. Ma non fino al punto in cui l’ho vissuta io, perché comunque sia era tutto un inganno». Garko parla anche della sua omosessualità e del modo in cui, secondo il suo racconto, veniva utilizzata come forma di pressione: «È vero che poteva essere un problema, ma diventava un laccio con cui tenermi a bada. Quindi se io mi muovevo un po’ troppo, ritiravano il laccio».

L’attore parla poi del suo matrimonio, celebrato nel 2023, e della scelta di non spettacolarizzare la propria vita privata. «Non è che l’ho tenuto segreto, perché comunque le persone che erano vicino a me lo sapevano tutti. Però non ho spettacolarizzato», spiega. «Non mi piace questo, perché comunque faccio questo lavoro, che è lo spettacolo. È il mio lavoro. La mia vita non vorrei spettacolarizzarla». Garko distingue nettamente tra la vita professionale e quella privata: «La gente dice: “Però hai fatto sempre storie finte”. Quello era lavoro. Era parte del lavoro. Parte di tutta la finzione che c’era dietro. All’epoca, tutte le mie storie vere le ho mantenute segrete. Non ho mai amato spettacolarizzare la vita».

Il momento più emozionante arriva quando l’attore parla della sua famiglia e del padre. «La mia famiglia è una famiglia un po’ particolare, perché magari non ci sentiamo anche per un po’, però siamo molto uniti», racconta. «Mi hanno sempre protetto i miei genitori. Mio papà e mia mamma mi hanno sempre appoggiato su tutte le scelte che ho fatto. A casa mia, a casa dei miei genitori, ero me stesso. Lo sapevano, quindi non c’era nessun problema». E ricorda anche una frase della madre: «Mia madre mi ha sempre detto: vieni a casa, non andare in giro piuttosto di fare marachelle».
Poi il racconto si sposta sul padre, scomparso durante il Covid. Alla domanda di Nunzia su cosa avrebbe voluto dirgli: «Durante il Covid purtroppo non è stata una bellissima esperienza. Tante persone l’hanno vissuta come me, perché non hai più modo di vedere la persona. Vai in ospedale, è finito, e poi dopo lo rivedi da morto. Quindi sicuramente ci sono cose che avrei voluto dirgli».
L’attore definisce il rapporto con il padre «particolare», fatto di conflitto ma anche di grande rispetto: «Io e mio padre avevamo un rapporto particolare, perché era conflittuale ma allo stesso tempo di grande rispetto. Lui mi rispettava tanto perché sono riuscito a ottenere quello che volevo nella vita. C’era un rapporto molto franco».

Poi il ricordo più intimo, durante il quale Garko si commuove: «Mio padre era una persona molto aperta di testa.

Quando ha saputo che ero omosessuale mi ha detto: “Potevamo immaginarlo che tra te e quella persona non c’era una semplice amicizia”». E ancora: «Mi disse: “L’importante è che tu abbia la salute”. Avevo 17 anni, quindi ero piccolo. Sono ricordi belli, ma comunque tosti».

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