La musica italiana saluta uno dei suoi autori più prolifici e rappresentativi. Vincenzo D’Agostino si è spento a Napoli, all’Ospedale del Mare, in seguito a una crisi respiratoria degenerata in arresto cardiaco, mentre lottava contro un tumore ai polmoni. Aveva 64 anni e avrebbe compiuto 65 anni il prossimo 15 settembre. Con lui se ne va una firma capace di trasformare il dialetto napoletano in linguaggio universale, dando voce ai sentimenti più autentici di un popolo.
Quarant’anni di musica tra tradizione e modernità
La sua carriera, iniziata negli anni Ottanta, si è sviluppata lungo quattro decenni segnati da numeri impressionanti, oltre 3.600 brani scritti e milioni di dischi venduti. D’Agostino ha attraversato epoche diverse, dalla stagione vetero melodica (la vecchia scuola della canzone melodica napoletana), fino all’era dello streaming, mantenendo sempre intatta la sua cifra stilistica, versi immediati, radicati nella realtà quotidiana, capaci di unire la tradizione partenopea al pop nazionale.
Scriveva spesso “di mestiere”, ma quando arrivava l’ispirazione sapeva tingere i suoi testi di una forza antica, come nell’orgoglio popolare del brano “Fotomodelle un po’ povere” o nell’intensità malinconica di “Chiove”.
Il legame indissolubile con Gigi D’Alessio
Il sodalizio più celebre della sua carriera è quello con Gigi D'Alessio. Un incontro artistico che ha segnato la musica napoletana degli ultimi trent’anni. D’Agostino ha firmato alcuni dei brani più noti del cantautore, da “Cient’anne” ad “Annarè”, da “Non dirgli mai” a “Non mollare mai”, fino ai pezzi dell’ultimo album “Nuje”. Insieme hanno calcato anche il palco del Festival di Sanremo con brani come “Non dirgli mai”, “Tu che ne sai” e “L’amore che non c’è”, oltre a “Respirare”, interpretata da D’Alessio in coppia con Loredana Bertè.
Colpito dalla notizia della scomparsa, D’Alessio ha scritto parole cariche di commozione: “Era un vero poeta della porta accanto, capace di fotografare la vita di tutti noi”. E ancora: “Sono troppi i ricordi, c’era all’inizio, c’era fino a ieri, c’era ai tempi dei matrimoni, delle feste di piazza, c’era a Sanremo, c’era in piazza del Plebiscito, dove è salito sul palco con i grandi ospiti del pop italiano. Senza di lui forse non sarei arrivato sin lì”.
Il “Mogol dei neomelodici”
Il soprannome che lo accompagnava, il “Mogol dei neomelodici”, racconta bene il suo ruolo nella canzone popolare. Come Mogol per la musica leggera italiana, D’Agostino è stato un punto di riferimento per la scena partenopea. Ha collaborato con artisti di più generazioni, da Mario Merola a Nino D'Angelo, da Gigi Finizio a Gianni Fiorellino, fino a Sal Da Vinci, protagonista del successo virale “Rossetto e caffè”.
Proprio Sal Da Vinci lo ha ricordato così sui social: “Il poeta dell’amore ci ha lasciati, in punta di piedi se n’è andato. Grazie Vincé, grazie per aver dato voce alla mia musica, facendola vivere con le tue parole, le tue poesie. Grazie per aver condiviso con me tante belle cose… Vivrai nel mio cuore e soprattutto nella mia voce per sempre”. Nel suo percorso ha firmato anche brani per Anna Tatangelo, Franco Ricciardi e numerosi altri interpreti della scena napoletana.
Le storie ascoltate al “bar delle cofecchie”
D’Agostino amava raccontare che l’ispirazione nasceva dalla strada. In una celebre apparizione televisiva spiegò che i temi delle sue canzoni li raccoglieva ascoltando le confidenze della gente comune nei bar di Porta Capuana. Ricordando quegli anni, diceva: “La Napoli più melodica non cantava più dai tempi della “Carmela” di Sergio Bruni e Salvatore Palomba, poi nel 1992 arrivammo noi…”.
Con il passare del tempo osservava con lucidità i cambiamenti sociali: “Il bar delle cofecchie non c’è più, tutto si fa in pubblico, sui social, anche le cofecchie, che così perdono ogni interesse”. E sulla nuova scena musicale aggiungeva: “La canzone napoletana è cambiata, ma è viva e vegeta, mi piace Geolier”.
Il concerto-tributo che diventa memorial
Da tempo le sue condizioni di salute erano compromesse. Per regalargli un momento di gioia, la figlia Melania e gli amici avevano organizzato un grande concerto-omaggio al Palapartenope, con la partecipazione di numerosi artisti legati alla sua carriera. I biglietti erano andati esauriti in poche ore. Quello che doveva essere un tributo in vita ora si trasforma in una serata in sua memoria.
Intanto Napoli si prepara all’ultimo saluto, la camera ardente è stata allestita nella Chiesetta dei Santi Giovanni e Paolo, mentre i funerali si terranno nella parrocchia omonima in Piazza Ottocalli.
L’ultimo brano, la dedica più intima
Nonostante la malattia e le sofferenze degli ultimi mesi, D’Agostino non aveva mai smesso di scrivere. Pochi giorni fa è uscita “Comme si bella”, toccante dedica alla figlia Melania composta insieme a Gianni Fiorellino. Un brano che oggi appare come il suo testamento artistico più personale.
Il cordoglio del mondo della musica
Sono state tante le testimonianze di affetto. Il cantautore Andrea Sannino ha scritto: “Quelli come te, Vincenzo, non muoiono, passano alla storia. Questo popolo non ti dimenticherà… Tu sei linguaggio e noi continueremo a parlarti e a cantarti”.
Anche Franco Ricciardi ha voluto ricordarlo: “Enzo è stato un riferimento importante per la musica popolare napoletana, quella che racconta storie vere, fatte di passione
e verità”. E Gianni Fiorellino ha sottolineato la sua straordinaria capacità di attraversare le generazioni: “Ha saputo essere un punto di riferimento per tre generazioni, dimostrando una trasversalità fuori dal comune”.