Il ritorno di Vittorio Sgarbi al Salone del Libro di Torino ha il sapore delle occasioni speciali. Nella Sala 500 del Lingotto il pubblico lo accoglie con un lungo applauso, in piedi, quasi un riconoscimento collettivo al ruolo che il critico d'arte ha avuto nel raccontare e divulgare la cultura italiana negli ultimi decenni. Ad attenderlo c'è anche la direttrice Annalena Benini: "È una tradizione del Salone ospitare una sua lectio, siamo contenti di ascoltare le sue riflessioni profonde e ipnotiche", dice introducendo l'incontro. Sgarbi presenta insieme allo scrittore Paolo Di Paolo il volume 'Il cielo più vicino. La montagna nell'artè, pubblicato dalla casa editrice La nave di Teseo. Ma l'appuntamento diventa qualcosa di più di una semplice presentazione editoriale: un viaggio tra immagini, memoria personale e riflessioni sul significato dell'arte. "L'artista esprime sempre la sua individualità. Lo può fare in condizioni di libertà o di oppressione politica. Bisogna dare la possibilità di osservarla", afferma parlando della Biennale di Venezia. E ancora: "L'arte è una soluzione per affrontare in maniera libera quello che altrimenti appare impossibile. I problemi riguardano l'umanità". Nel dialogo con Di Paolo le opere d'arte da commentare si alternano alle immagini in bianco e nero dell'infanzia ferrarese. Sgarbi ricorda un viaggio in motorino a Padova per visitare la Cappella degli Scrovegni e vedere Giotto: "Un momento di imprevedibile futuro che oggi guardo con tenerezza". Commuove anche la fotografia dei genitori nella farmacia di famiglia a Ferrara. "Oggi in una farmacia trovi qualunque cosa, lì c'erano solo medicinali e pochissime tracce di altro", racconta. Da quella provincia, spiega, lui e le sorelle hanno cercato la propria strada nella letteratura e nell'arte. In platea c'è la compagna Sabrina Colle, che gli è stata vicino anche nei momenti più difficili. A lei dedica parole affettuose: "Ha il cielo negli occhi come in un'ispirazione lirica. Indica la strada davanti a un mondo che ci aspetta". Presente anche la sorella Elisabetta, "una storia che continua", dice Sgarbi ricordando il suo ruolo nel lavoro editoriale. Il racconto torna poi alle opere analizzate nel libro: dal simbolismo di Giovanni Segantini ai paesaggi alpini di un autore meno noto come Ubaldo Oppi, fino alla nascita della fotografia e della grafica legate al turismo montano.
"Nulla è più vicino all'eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio la fragilità dell'uomo", osserva il critico. Non manca una riflessione sull'arte urbana e sulla trasgressione: dai graffiti alle provocazioni contemporanee, Sgarbi difende l'irregolarità dell'arte come forza capace di rompere l'ordine imposto.