PERSONAGGIO4QUAGLIARELLA

Esistono ancora le favole, nel calcio dei giorni nostri. L’ultima la racconta, con gli occhi rapiti dall’incanto, Fabio Quagliarella, «ultimo» degli azzurri scritturati da Lippi per il mondiale 2010, il primo della sua carriera di ragazzo semplice dai gol impossibili. La favola raccontata da Fabio Quagliarella comincia sul balcone di casa sua, a Castellammare di Stabia, comune del Napoletano, nel luglio del 2006, durante i rigori di Italia-Francia finalissima giocata a Berlino. «Non ce la facevo a resistere dinanzi alla tv e così mi rifugiai sul balcone: da lì, a seconda del boato proveniente dalle altre case, capivo come stava andando per noi» è il ricordo strappato a quell’estate egualmente magica. Due mesi dopo, Donadoni l’avrebbe scelto per la sua Italia: quella fiducia fu ripagata da due gol a Kaunas, Lituania, giugno del 2007.
Martedì sera, al Sestriere, dopo cena, prima che Lippi prendesse la parola per leggere l’elenco dei 5 esclusi dal Sudafrica, Fabio Quagliarella aveva le mani sudate e ha avvertito Zambrotta e Gilardino che gli stavano seduti ai lati: «Se dovessi svenire avvertite voi il mister che sono qui». Per esorcizzare la tensione, nei giorni precedenti ha anche messo a punto una gag nello spogliatoio azzurro. «Sotto la tuta porto il costume da bagno; se mi mandano a casa, parto subito per il mare» la promessa fatta ai suoi colleghi trasformata in una sorta di macumba al contrario. «Non era vero» ha spiegato soltanto ieri dopo quel grazie rivolto ai cinque compagni di ventura finiti sul listino dei rimpatriati e al Ct che ha avuto fiducia nella sua duttilità. «A destra o a sinistra per me fa lo stesso, col Napoli gioco anche da prima punta» il didascalico riferimento.
«Sono pronto a sacrificarmi. L’ha detto Lippi il primo giorno di lavoro al Sestriere: gli attaccanti dell’Inter hanno dimostrato che il sacrificio è la prima pietra su cui costruire uno squadrone. Io sono pronto» la spiegazione puntuale di Quagliarella. Che, da buon napoletano, ha avuto un cedimento alla scaramanzia nella scelta dei numeri per la maglia. «Mi sono impuntato solo sul numero 17: non l’avrei preso per nessuna ragione al mondo. Ho preso al volo l’ultimo a disposizione, il numero 23» la confessione.
A nuotare contro corrente è abituato da sempre. «Da quando ho cominciato nel calcio che conta, ad Ascoli e a Firenze, a Udine prima di sbarcare a Napoli dove quest’anno ho avuto una partenza complicata. Così è successo anche qui in Nazionale» il racconto di Quagliarella indicato a più riprese come l’attaccante tagliato. «Se tutti mi danno per morto, io rinasco puntualmente» è lo sfogo di Quagliarella. È diventato una specie di motto.

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