Pesi cento chili? O paghi per due o resti a terra

Finite le vacanze il colorito è quello giusto, ramato dal sole, la pelle liscia, gli occhi immalinconiti dal ritorno a casa e qualche chiletto in più sui fianchi, tra grigliate miste, anguriate, varie ed eventuali. Dettagli? Non direi, chiedere informazioni alla “sora” romana che ieri è stata respinta all’aeroporto di Bari. Un metro e cinquanta centimetri di altezza per chilogrammi cento di peso, questa la cilindrata della passeggera in lista sul volo Bari-Roma, compagnia low cost Easyjet: «Lei non occupa un solo posto, lei deve pagare il supplemento, un altro biglietto, si accomodi alla cassa», ha spiegato l’addetta al check in.
Sora Emma, diciamola così, umiliata e offesa dinanzi a banchi gremiti, ha pensato di essere la solita vittima dello show televisivo, si è guardata intorno, non ha visto né telecamere, né figuranti, ha atteso il lieto fine ma ha capito che dalle sue parti ronzavano soltanto passeggeri in arrivo e in partenza, ansimanti e sudaticci in coda, ventagli e valigie, confezioni industriali di orecchiette e di mozzarelle. Le sarebbe anche venuta fame, secondo stimoli e abitudine, se si fosse trattato appunto di uno scherzo. Ma era tutto verissimo, la signorina del banco accettazione faceva sul serio, regolamento, il suo, quello di Easyjet intendo, alla mano, oltre un certo chilogrammo si è fuori classifica, a meno che non si paghi un altro biglietto, al contrario delle offerte dei supermercati, paghi due e prendi uno. “Come vi permettete di darmi della cicciona, non mi è mai capitata una cosa simile da quando viaggio!”. Ma qui è accaduto il fattaccio, nel senso buono. La signorina dell’Easyjet ha invitato la sora Emma a portarsi vicino alla bilancia:“Si pesi, così capirà chi ha ragione”, manco fosse un samsonite, un pacco espresso, alto, basso, fragile.
La situazione si è fatta pesante, aggettivo ideale per la vicenda, sono seguiti strilli, insulti, vociare di tipo vario e variopinto mentre i passeggeri in coda spingevano, sbuffavano, ghignavano, alcuni mariti rimirando le propri mogli le invitavano a una dieta attenta per evitare figuracce analoghe, idem come sopra per le consorti rivolte ai mariti. Sora Emma non ci ha visto più, ha annunciato un’azione legale nei confronti della compagnia, per danni morali e materiali, ha perso l’aereo, è stata umiliata e pesata, nel senso vero, dinanzi al pubblico, insomma Easyjet le ha rovinato le vacanze in Puglia, terra di sole, mare e, ovviamente, cibo. Qui il problema non riguarda il peso, un chilo in più non condiziona il decollo, basta distribuire con il computer e la bilancia i posti a bordo. Qui il problema riguarda il vicino di banco, di posto voglio dire, quello costretto a rannicchiarsi, a ingoiare da ingessato lo snack mentre il vicino “icsicsicsicselle” se la spassa, lui o lei, nel caso nostro, si accomoda, legge, mangia, beve con la sua bella prolunga sulla panza, visto e considerato che la cintura di sicurezza, quella regolare, canonica, non riusciva a contenere il contenuto.
La signora romana, con intelligenza, ha deciso di soprassedere, ha mollato Easyjet, si è rivolta telefonicamente al proprio avvocato, ha affittato una vettura e ha fatto rientro a Roma: “Non è finita qui” ha promesso. Ora che nessuno gridi allo scandalo e alla persecuzione degli obesi. Il problema ha riguardato altre compagnie, internazionali, l’irlandese Ryanair, l’americana United che hanno proposto tariffe speciali per i troppo grassi e la Usair si è occupata anche di hostess e stewards, invitandoli a una disciplina estetica, con test sul campo: o passate velocemente, senza zigzagare, attraverso i portelloni di soccorso dei piccoli aerei oppure passate dal dietologo. Easyjet è andata oltre, ha chiesto il pagamento di un secondo biglietto, dunque non risolvendo il problema né del viaggiatore né degli altri passeggeri ma pensando esclusivamente alla propria cassa. Sul sito della compagnia c’è questo annuncio: “Abbiamo trasportato, negli ultimi dodici mesi, quarantaquattro milioni di passeggeri”. Meno una.

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