Petrolio, ritrovato capitolo scomparso: la parte mancante dell'ultimo Pasolini

Dell'Utri annuncia a Milano una clamorosa scoperta: l'inedito ("rubato") sugli anni di Mattei e di Cefis. Centoventi pagine roventi sui segreti dell'Eni

Petrolio, ritrovato capitolo scomparso: 
la parte mancante dell'ultimo Pasolini

Petrolio, un liquido torbido. La metafora obbligatoria per tutto ciò che è nero e appiccicoso, ma al contempo imprescindibile. Forse anche per questo Pasolini scelse questo titolo, Petrolio, per il grande romanzo a cui stava lavorando quando venne ucciso, il 2 novembre 1975. Un libro di cui Pasolini diceva: «Mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di "summa" di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie». Un libro scomodo che andava a toccare la storia dell'industria italiana, e quindi del potere, a partire dal protagonista, un ingegnere che lavora all'Eni, dotato di una doppia vita, forse non solo sessuale. Ora attorno a questo fondamentale incompiuto della letteratura italiana (Pasolini completò 522 pagine in formato di appunti ma ne aveva in mente quasi duemila) si apre un nuovo misterioso capitolo.

l'altro ieri Marcello Dell'Utri ha annunciato, presentando la XXI mostra del libro antico di Milano, la scoperta di un dattiloscritto di Pier Paolo Pasolini che conterrebbe «Lampi dall'Eni, uno dei capitoli mancanti di Petrolio». E il testo sarebbe, sempre secondo Dell'Utri, «inquietante per l'Eni, parla di temi e problemi dell'Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese». Una scoperta clamorosa sia dal punto di vista letterario sia per le possibili implicazioni politiche. Anche perché non è chiaro come questa parte del libro sia stata separata dal resto del dattiloscritto conservato, come le altre carte dello scrittore friulano, presso l'Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux a Firenze. E anche dal Gabinetto non riescono a spiegarsi da dove possa venire il misterioso dattiloscritto. Ci dice Enrico Ghidetti uno dei consiglieri: «Noi abbiamo sempre pensato che la versione di Petrolio del nostro archivio contenesse tutte le pagine esistenti. Ce le ha consegnate l'erede Graziella Chiarcossi. Ma in effetti con Pasolini è difficile avere certezze, i materiali sono molto frammentati tra privati ed enti vari...». Gli fa eco il direttore Gloria Manghetti che si è occupata personalmente del fondo: «Se dei materiali hanno preso un'altra strada deve essere successo prima della morte di Pasolini. Graziella Chiarcossi, cugina ed erede, ha poi preso tutti i materiali che si trovavano nello studio mandandoli da noi. Dopo non credo si sia potuto verificare alcuno "scippo", anche se Petrolio è arrivato da noi solo dopo l'edizione del testo...». Tant'è che Graziella Chiarcossi si è chiusa in un ostinato silenzio che sa di scetticismo. Del resto ogni volta che si è parlato di capitoli mancanti (accadde nel 2005) ha sempre negato questa possibilità.

Quanto a Dell'Utri, ritiene possibile che l'incartamento «sia stato rubato dallo studio di Pasolini». Il senatore però sino alla presentazione del testo, che sarà esposto il 12 marzo con le fotografie che compongono la mostra «Immagini corsare: ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini», si rifiuta di dire di più. Qualcosa però si è lasciato sfuggire con il Giornale Alessandro Noceti che è il curatore dell'iniziativa. «Si tratta di un testo di centoventi pagine inedite ritrovato pochi giorni fa. Le pagine erano all'interno di una cassa. La cassa apparteneva ad un Istituto che ne è anche proprietario». Quanto all'autenticità del testo: «C'è già un parere positivo». E questo è un nuovo giallo nel giallo, o almeno un'incongruenza, perché per Dell'Utri il testo all'origine «sarebbe stato rubato dalla studio di Pasolini».

E in attesa che le pagine siano visionabili da altri abbiamo chiesto lumi ad alcuni dei maggiori esperti di Pier Paolo Pasolini per capire se davvero un pezzo di Petrolio possa essere sparito per così tanto tempo e perché.

Walter Siti, che delle opere di Pasolini è stato uno dei principali curatori è possibilista. «Io, come i precedenti curatori, mi sono basato sul dattiloscritto del Vieusseux. Al libro manca un sacco di capitoli di cui esiste solo il titolo. Il testo è incompleto e frammentario. Nessuno si sarebbe accorto della mancanza se una parte avesse preso il volo... Quanto a capire se il testo è originale questo è molto facile. Un testo di Pasolini è chiaramente riconoscibile e difficilmente imitabile. Non credo avrei problemi a rendermi conto se è autentico».

E sull'interesse di Pasolini per la grande azienda di Stato, le vicende di Cefis e la morte di Mattei, Siti non ha dubbi: «Pasolini aveva raccolto moltissimi materiali sull'Eni, si era anche interessato ad un pamphlet dell'epoca che aveva posizioni molto forti sulla questione e il pamphlet si trova ancora negli archivi del Vieusseux». Il librino in questione si intitola Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente e chi conosce meglio la vicenda di questo strano testo e di come sia comparso tra i materiali di lavoro di Pasolini è il fotografo-editore Giovanni Giovannetti. «La storia di questo libro è molto strana. Comparve nel 1972 a firma di Giorgio Steimetz che altro non era che Guglielmo Ragozzino titolare dell'Agenzia Milano informazioni. Un uomo di Graziano Verzotto che era uomo di Mattei. Il libro raccontava molte cose su Cefis e conteneva materiale scottante. Venne rapidamente fatto sparire dal mercato e anche dalle biblioteche centrali di Roma e Firenze. Ma alcune copie continuarono a circolare. A Pasolini lo fece avere in fotocopie Elvio Facchinelli. E a Pasolini quel testo corsaro probabilmente serviva proprio per costruire "Lampi sull'Eni"». Quanto alla questione della ricomparsa del dattiloscritto anche Giovannetti è possibilista. «Già nel 2005-2006 con Gianni D'Elia la mia casa editrice Effigie si è occupata della questione Eni-Petrolio con il libro Il Petrolio delle stragi e il saggio mostrava vari indizi dell'esistenza di "Lampi sull'Eni" e che Pasolini aveva un fortissimo interesse per i rapporti tra Cefis e Mattei».

E proprio su questo terreno Gianni D'Elia prende una bella rincorsa complottista: «Quel capitolo del romanzo ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d'Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un "corpo di reato". Se è vero, Dell'Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato... chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l'Eni?». Ma se invece il documento stava nella cassa dimenticata di un ente su queste idee bisognerà tirare il freno a mano. Lo sapremo solo tra qualche giorno.