Più ascoltati e vicini agli Usa Doppio successo per il premier

nostro inviato a Pittsburgh

Quattro giorni in terra americana per una full immersion a cui Silvio Berlusconi concede solo due deroghe, seguendo per il resto il rigido cerimoniale imposto dalle Nazioni Unite a New York e dal G20 a Pittsburgh. Il Cavaliere, dunque, tiene fede all'impegno di qualche settimana fa, quando prima in privato e poi in pubblico si era ripromesso di limitare al minimo gli incontri con la stampa e di concentrarsi solo sulle cose da fare. Portando a casa - nonostante la fine dell'era Bush - un legame stabile con l'amministrazione americana, che ha gradito la presa di posizione formale dell'Italia sull'Iran. E una certa soddisfazione per molti dei temi economici trattati nel documento finale di Pittsburgh. «Anche se - dice quando in Italia è ormai notte - occorre continuare a lavorare affinché la crescita sia anche accompagnata da una ripresa dell'occupazione».
Alla fine, dunque, il bilancio è buono. Al punto, fanno notare con una certa ironia dallo staff di Palazzo Chigi, che «per la prima volta neanche l'opposizione è riuscita a trovare il solito appiglio polemico». Merito anche del low profile scelto dal Cavaliere, che non si concede quasi mai ai giornalisti e che mette da parte battute e ironie. Almeno in pubblico, visto che quando resta per dieci minuti bloccato nell'ascensore del Millennium a New York con Giulio Tremonti e parte della delegazione è un lungo susseguirsi di barzellette.
L'approccio, però, è decisamente diverso dal solito, tanto che alla consueta passeggiata per la Fifth Avenue preferisce la festa di diploma della figlia Eleonora. E pure a sera, quando è atteso alla cena offerta da Barack Obama e dalla first lady Michelle al Metropolitan Museum, Berlusconi sceglie di defilarsi per mangiare in albergo con la figlia. E se la prima deroga al protocollo è il pomeriggio passato nel Queens all'università St.John's, la seconda è l'espressione ammirata davanti alla mise di Michelle quando Obama lo accoglie alla cena di gala al Giardino botanico di Pittsburgh. Un abbraccio e un pacca con il presidente americano e poi, allargando un po' le braccia, la faccia stupita davanti al look davvero smagliante della first lady.
Certo, nonostante tutto c'è chi legge un'esclusione dell'Italia dalla dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Francia e Inghilterra sul nucleare iraniano. Ma che non fossimo compresi, come peraltro la Germania, non sembra poi tanto una stranezza visto che né facciamo parte del gruppo di contatto sull'Iran né siamo una potenza nucleare (che poi Palazzo Chigi abbia pensato di «autosminuirsi» dicendo che non disponiamo di informazioni di intelligence di prima mano è altro discorso). Peraltro, è la stessa Casa Bianca - per bocca del consigliere per Sicurezza nazionale James Jones - a chiedere all'Italia di «sostenere» l'iniziativa. Un appoggio che Washington considera importante visto che siamo il secondo partner commerciale europeo dell'Iran. Tanto che appena Palazzo Chigi chiede a Teheran di «dimostrare concretamente la sua disponibilità al negoziato sul nucleare», Jones lo comunica di persona a Obama. E il presidente americano ringrazia pubblicamente Berlusconi. E in questo senso va anche il tavolo a cinque convocato più tardi dagli Usa (con Francia, Inghilterra, Italia e Germania) per valutare possibili interventi e sanzioni sul caso Iran.
Nella diplomazia del dopo Bush, insomma, Berlusconi si dice «soddisfatto» dagli esiti del summit. Che, spiega, ha accolto «molti dei nostri suggerimenti». Intanto, «è la prima volta che i Paesi che rappresentano il 90% dell'economia mondiale hanno coordinato la propria azione». Sulla lotta alla speculazione, per esempio. Argomento su cui il premier torna durante il pranzo sottolineando che «ha effetti drammatici sui Paesi più deboli perché colpisce anche grano, riso e soia». «Serve - spiega - una migliore supervisione dei mercati e dei prodotti finanziari derivati». Che dovrebbe essere affidata alla Iosco, una sorta di Consob mondiale. Poi, elogi per Obama perché «dopo nove mesi è già un veterano». E sul ruolo del G8 l'unica battuta di tutta la trasferta americana: «Il G20 sarà un forum permanente sui temi economici, ma non credo sia la fine del G8». Non perché voglia presiederlo per la quarta volta, ma perché a differenza del G20 mette insieme Paesi che sono uniti dagli stessi valori e principi».