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Più frequenze e sviluppo della rete. Così si costruisce il futuro digitale

Iliad propone una strategia strutturale per trasformare il rinnovo delle concessioni tlc in una leva di crescita

Più frequenze e sviluppo della rete. Così si costruisce il futuro digitale
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La prossima grande sfida digitale italiana passerà da una risorsa che nessuno vede, ma da cui dipende ormai una parte crescente dell'economia: le frequenze radio. Nel 2029 arriverà a scadenza la gran parte delle licenze oggi utilizzate per la telefonia mobile, ma è oggi che si decide come queste verranno assegnate. Da questo appuntamento dipenderà lo sviluppo delle reti mobili italiane per molti anni e con quale capacità saremo in grado di sostenere la trasformazione digitale del Paese. Senza un'adeguata allocazione delle frequenze, potremmo non essere in grado di stare al passo con le sfide digitali che ci attendono.

È dentro questa cornice che Iliad ha presentato il piano Più Veloci, una proposta che prova a trasformare la scadenza del 2029 in una scelta di politica industriale. L'idea di fondo è che la riassegnazione non debba limitarsi a fotografare l'esistente. Al contrario, deve correggere gli squilibri attuali e preparare il sistema mobile italiano ai bisogni del prossimo decennio. Il primo nodo riguarda la quantità di spettro disponibile. L'Italia dovrebbe ampliare la dotazione di frequenze per gli operatori mobili, avviando una ricognizione delle bande già disponibili e di quelle ancora sottoutilizzate. Il traffico dati cresce e i servizi diventano più complessi.

In un Paese come l'Italia, dove il tessuto industriale è diffuso e frammentato sul territorio, la qualità della connessione mobile è una variabile produttiva. "L'Italia ha 400mila aziende manifatturiere, distribuite su tutto il territorio: per noi la connettività mobile non è un servizio consumer, è un'infrastruttura produttiva" ha osservato al riguardo Davide Dattoli, Founder di Talent Garden. "Le frequenze in scadenza nel 2029 vanno trattate per quello che sono: una scelta sul tipo di Paese che vogliamo essere nel prossimo decennio". Il secondo nodo sono i limiti elettromagnetici. Iliad chiede di proseguire con l'adeguamento dei limiti agli standard europei, fissati a 61 V/m. La questione riguarda soprattutto la capacità di dispiegare il 5G in modo completo per non arrivare impreparati alla prossima generazione tecnologica. Il terzo passaggio riguarda la concorrenza. In Italia la distribuzione è asimmetrica. Se un operatore dispone di meno spettro in bande strategiche, parte già con un limite strutturale. E il mercato rischia di restare ancorato a una competizione basata soprattutto sul prezzo, più che sull'innovazione dei servizi. "Le scelte che saranno prese oggi avranno un impatto sulle reti dei prossimi quindici anni e più ha dichiarato Benedetto Levi Amministratore Delegato di Iliad. È da questa consapevolezza che nasce Più Veloci Iliad vuole fare la sua parte e contribuire concretamente ad allargare la portata della riflessione in corso sulla scadenza delle frequenze nel 2029, guardando avanti, interpretando quali saranno le esigenze del Sistema Paese negli anni a venire, prendendo decisioni di policy utili a creare reti a prova di futuro. Le proposte di Più Veloci puntano a creare un contesto orientato allo sviluppo tecnologico del Paese, sostenendo la crescita digitale futura".

La vicenda è politica e verte attorno alla decisione se il mercato resterà costruito attorno agli equilibri storici o alla concorrenza del futuro. La proposta Iliad prevede una redistribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori mobili.

Gli operatori storici potrebbero accedere alla banda 2,3 GHz, cedendo però parte dello spettro oggi detenuto in altre bande. La domanda allora non è quanto valgano le frequenze per le casse dello Stato. È quanto valgano per il futuro del Paese.

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