«Più testa che bicipiti. Questo è tennis»

Cosa prova Adriano Panatta a festeggiare la vittoria di Francesca Schiavone, 34 anni dopo il suo trionfo al Roland Garros?
«Una grande gioia. Era da tempo che non mi capitava di partecipare con tanta intensità a un evento sportivo. Una enorme emozione. Per chi vuole bene al tennis, e io gliene voglio tanto, si tratta di una pagina storica. Ma ci pensate? Un’italiana che vince a Parigi dopo Nicola ed io. Faccio ancora fatica a crederci».
Uno slam vale una carriera...
«Proprio così. Quando conquisti uno slam, ti cambia tutto, realizzi un sogno. È vero che i successi in Coppa Davis o in Federation Cup sono importanti. Ma il tennis è sport individuale. E la vittoria in un torneo di questa importanza assume un significato diverso. È il massimo. E io che ho raggiunto entrambi i traguardi, posso ben dirlo».
Dove ha trovato la Schiavone la forza di andare così lontano?
«È maturata tantissimo nei colpi, nel fisico, ma soprattutto nella tenuta mentale. Francesca ha fatto un grande regalo al tennis dimostrando che la testa vale più dei bicipiti, che si può fare strada in questo sport senza essere dei giganti e tirare tutti i colpi a 200 km/h. Vivaddio il tennis non è solo di chi pensa di disintegrare l’avversario o l’avversaria a forza di bordate».
L’elogio più importante?
«La Schiavone è stata pronta a cogliere l’occasione, e quando ci riesci vai lontano. Poi ci ha messo tutto il suo talento interpretando a meraviglia la partita. Alla vigilia si diceva che era sfavorita nel servizio o che non avrebbe resistito al dritto dell’avversaria. Francesca ha battuto meglio della Stosur e ha cercato di impegnarla soprattutto di rovescio dove non è competitiva. Poi ha sorpreso tutti con quelle discese a rete che hanno infiammato il pubblico. Ogni match ha una storia. È stata lei a scriverla. E poco conta che l’abbia fatto a quasi 30 anni. In questo momento è la migliore al mondo sulla terra rossa».
Qualche particolare in comune con il tuo successo?
«Solo nelle difficoltà che abbiamo incontrato nel primo turno. Io ho rischiato di perdere con il ceco Hutka a cui ho annullato perfino un match-ball, lei ha corso qualche rischio con la russa Kulikova alla quale ha ceduto l’unico set del torneo. Entrambi poi abbiamo capito di vivere un momento magico e di sfruttarlo il più a lungo possibile».
E quando vedremo un tennista in cima a uno slam?
«A breve non vedo niente di buono, non mi sembra che ci siano prospettive interessanti. Mi farebbe piacere se qualcuno copiasse Francesca. Mi sono rotto le scatole di raccontare la mia vittoria di Parigi che risale a una vita fa. Ma non è colpa mia se sono stato l’ultimo a vincere uno slam».

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