Fa il tribuno della plebe, Antonio Di Pietro. E prevede un autunno caldo, tanto rovente da portare una «violenza sociale», a causa della crisi economica. Il leader dellIdv cavalca le preoccupazioni di operai e cassintegrati, di imprenditori e disoccupati, dice di temere ma in qualche modo fomenta «unescalation della disperazione». Lancia da Torino il suo ennesimo grido dallarme, accusando il governo di non fare abbastanza per affrontare «i veri problemi del Paese» e di strumentalizzare la «politica del gossip» per offuscarli. Vorrebbe tutto lesecutivo Berlusconi a rispondere in Parlamento alle sue domande sulla tragedia incombente. E avverte che le conseguenze della crisi economica sulloccupazione e sulle imprese in Italia «potranno porre, a ottobre e novembre, una questione di tensione sociale, non esclusi anche momenti di violenza sociale, se non controllati per tempo».
È da mesi che Di Pietro fa la Cassandra. Alza sempre più i toni e assicura che lIdv è sempre e comunque «al fianco dei lavoratori». A luglio annunciò che il suo partito a fine estate sarebbe stato protagonista, nei consigli di fabbrica e nelle piazze in difesa dei cassintegrati e dei lavoratori. Addirittura previde il ritorno delle Brigate rosse, con laumento della temperatura sociale. «Sia quelle pilotate che quelle non pilotate, entrambe criminali», precisò. I primi di settembre era a Castellammare di Stabia a solidarizzare con i lavoratori della Fincantieri in crisi, che bloccavano la statale sorrentina. «È necessario - diceva - arrivare a questi estremismi per farsi ascoltare dal governo e dalla politica». Pochi giorni dopo ripeteva che «si rischia la violenza per la crisi, non per le beghe fra politici».
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