Pillola del giorno dopo, le accuse di Federvita

Pillola del giorno dopo, le accuse di Federvita

Per la sanità savonese e per la legge italiana la pillola del giorno dopo, a base di Levonorgestrel, non sarebbe abortiva. Contro ogni evidenza scientifica, e le dichiarazioni della stessa Casa farmaceutica produttrice che indica, nel foglietto illustrativo, come il Levonorgestrel, in caso di rapporto sessuale non protetto o di mancato funzionamento di un sistema anticoncezionale, blocchi l’ovulazione, se presa prima dell’ovulazione, ma impedisca l’impianto dell’embrione, se assunta dopo l’ovulazione.
Eppure... Sembra una favola di altri tempi quella del gatto e la volpe, e invece no. Prendi Savona, metti insieme un giudice del Tribunale e un dirigente del settore materno infantile del Ssn e ti rendi conto di come certe vecchie favole siano ancora attuali. Si, perché a Savona, erano nell’aria, da alcuni tempi, delle linee guida sulla «pillola del giorno dopo», pronte ad entrare in vigore nell’Asl savonese. Se non fosse che Federvita Liguria ha sgamato il giochetto.
Qui non c’entra il discorso morale ed etico della questione, su cui ognuno giudica secondo la propria coscienza. Ciò che invece è rilevante e ci ha lasciato esterrefatti, in questa favola, è che erano pronti dei veri diktat, per i quali i medici, obiettori o no, avrebbero dovuto prescrivere nella provincia di Savona la «pillola del giorno dopo».
E, per rendere la questione più indolore possibile, a fianco del medico dell’Asl2, Paola Pregliasco, ci si è messo pure un giudice tutelare del Tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi. Per rendere ancora più convincente la colossale bugia sulla pelle delle donne, niente di meglio, per il medico funzionario dell’Asl, che usare la buona fede di un Sacerdote-giornalista, direttore del mensile cattolico diocesano di Savona, e rilasciare un’intervista dove veniva dichiarato, a proposito della pillola «del giorno dopo», che «non si tratta di aborto» e «nessun medico può rifiutarsi di prescriverla».
A dare uno schiaffo sonoro al «gatto e alla volpe» di Savona ci ha dovuto pensare addirittura il Presidente nazionale degli Ordini dei medici, Angelo Bianco, che ha ribadito come «l'obiezione di coscienza non cade, perché è un diritto previsto dal codice deontologico dei medici». Spiace che, a deformare un diritto previsto dalla legge, quale l’obiezione di coscienza, siano state proprio un giudice e un dirigente del Ssn.
Noi continueremo ad avere sempre profondo rispetto per la giustizia e la sanità savonese, ma non smetteremo mai di combattere perché sia garantita la libertà di scelta della donna attraverso la corretta informazione, ripulita di ogni parziale e ideologica cultura che va contro il diritto alla salute.
*Presidente Federvita Liguria

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