Pincio, all’alt manca solo l’ufficialità

Lo avevamo anticipato ieri su queste pagine: l’opinione di Gianni Alemanno sul parcheggio del Pincio sarebbe potuta venire a galla molto prima della seduta di giunta prevista per giovedì prossimo. E così è stato: il primo cittadino della capitale, senza giri di parole, ha espresso contrarietà al progetto, facendo sapere che, a suo avviso, non è opportuno procedere alla costruzione. Facendo un paio di conti, dunque, manca soltanto l’ufficialità per mettere la parola fine su una questione controversa e dibattuta durante l’estate in ogni agone, non soltanto politico. A suggerire un certo esito è la pioggia di dichiarazioni che l’ufficio stampa del Campidoglio ha diffuso nel pomeriggio: gli assessori si sono detti tutti concordi nell’applaudire la «saggezza», il «coraggio», l’«attenzione al bene comune» e la «coerenza» ostentata dal sindaco. E già guadagna terreno il fronte delle alternative, su tutte l’ampliamento del parking di Villa Borghese, «corredato da un ammodernamento tra lo stesso e la zona del Tridente», come prospettato dall’assessore alla Mobilità Sergio Marchi. Il quale ricorda, non certo per caso, che ci «stanno già lavorando gli uffici del VII dipartimento ai quali ho già chiesto uno studio sui flussi di mobilità della zona, che dovrà anticipare il nuovo piano del traffico urbano ormai vecchio di 10 anni».
Il suo favore alla variante nei pressi del Galoppatoio l’aveva espressa venerdì pure l’assessore alla Cultura Umberto Croppi, che ieri è entrato nel merito del dilemma del Pincio: «La posizione del sindaco è coerente con quanto sostenuto dal Pdl prima, durante e dopo la campagna elettorale». Alfredo Antoniozzi, assessore al Patrimonio, ha rimarcato invece che l’avere imboccato una certa strada «va nella direzione di garantire ai cittadini la tutela della storia e del grande patrimonio di Roma con possibili alternative razionali di sviluppo che andranno inserite in un piano organico di mobilità, traffico e sistemi di vita». Più tagliente il pensiero espresso da Fabrizio Ghera, titolare dell’assessorato ai Lavori Pubblici: «I romani scegliendo Alemanno hanno scelto il cambiamento, hanno detto basta agli schiaffi dati alla città da Rutelli e Veltroni negli ultimi 15 anni. Ma possono stare tranquilli: la nuova amministrazione farà di tutto per non ripetere con il Pincio l’errore che è stato fatto con l’Ara Pacis. Da parte nostra ci sarà sempre un grande rispetto per il patrimonio artistico, come testimonia anche il ragionamento che stiamo facendo sui progetti per il Foro Italico». Chiude il coro il vicesindaco Mauro Cutrufo, che si mantiene più cauto: «Sarà la giunta in via definitiva a dare una indicazione e con la cultura della migliore amministrazione eventualmente a proporre delle alternative».
Applausi all’operato di Alemanno sono arrivati, tra gli altri, pure dai deputati del Pdl Gianni Sammarco e Fabio Rampelli e da Fabio Sabbatani Schiuma della Destra.

Sempre ieri si è mosso il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, che ha chiesto ai presidenti dei comitati tecnico-scientifici per i beni archeologici, per i beni architettonici e paesaggistici, per la qualità architettonica e urbana e per l’arte contemporanea del ministero, di convocare per martedì gli organismi da loro presieduti in seduta congiunta, al fine di esaminare la vicenda della costruzione del parcheggio e fornire al ministro un parere sul progetto. Due giorni dopo toccherà alla giunta comunale esprimersi, anche se a questo punto ha poco senso pronosticare sviluppi clamorosi.

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