Daniele Carozzi
Imparare a dipingere è di per sé un affascinante esercizio di creatività e comunicazione. Se poi il maestro che trasmette i segreti della buona pittura è addirittura Leonardo da Vinci, ecco allora che la sensazione di essere guidati verso un risultato di grande espressività diventa più tangibile e ricco di emozioni. Che il genio toscano avesse lasciato ai posteri un «Trattato della pittura», è cosa nota. Ma forse non è altrettanto noto che i passi più significativi del suo insegnamento si possano rileggere nelle sale del Museo d'Arte e Scienza - Fondazione Matthaes - in via Quintino Sella 4, a due passi dal Castello.
«La prima intenzione (del pittore) - insegna Leonardo - è fare che una superficie piana si dimostri un corpo rilevato...» dunque le basi della prospettiva, mentre «il secondo principio della pittura è l'ombra del corpo, che per lei si finge...» ed ecco l'effetto del rilievo. E ancora, Leonardo si dilunga nell'arte del copiare, nell'accompagnamento dei colori «l'uno con l'altro, in modo che l'uno dia grazia all'altro...». Ogni consiglio del maestro è affiancato da tavole, riproduzioni di dipinti o disegni che esemplificano i concetti espressi. Come ad esempio «del fare un'effigie umana in profilo», con le varie tipologie di naso o gli atteggiamenti del volto che sono più facilmente riscontrabili: le pieghe facciali che evidenziano il riso e il pianto, gli uomini «allegri e spesso ridenti», gli «operatori della cogitazione», gli «iracondi» o i «copiosi di lamentazioni». Anche sulle «nature delle pieghe de' panni», il genio si intrattiene con un dettagliata spiegazione che poi prosegue nel «movimento dei corpi» e spostamento del loro baricentro.
Pittura, il codice di Leonardo
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