La pittura? Esiste e resiste con noi

M entre a Basilea impazza la fiera del contemporaneo globale, con segnali peraltro confortanti rispetto alla crisi. E mentre a Berlino è in scena quella che un buon racconto cannibale definirebbe «l'ultima Biennale dell’umanità», stracolma di scarti, immondizia e visioni devastanti sulla nostra specie, è ancora possibile, cercando con attenzione, trovare ottime proposte di quella buona pittura che i critici liquidano come demodé e che invece ottiene riscontri e consensi dal pubblico degli appassionati (e dei collezionisti).
Dalla Toscana a Roma, passando per l’Umbria, ecco alcune proposte per un mini-grand tour da prendere in considerazione nei prossimi giorni. A Spoleto, in coincidenza con l’apertura del Festival dei Due Mondi (fino al 4 luglio), Vittorio Sgarbi, come già fece lo scorso anno, propone una «disseminazione» all’interno della cittadina occupando musei, chiese, palazzi e dimore storiche, con un’ampia rassegna di arte italiana tra passato, presente e auspicabilmente futuro. Iniziativa gemellata con Salemi dove le mostre troveranno casa dal 20 luglio al 20 agosto. Facendo fede al suo temperamento di critico notturno, Sgarbi propone un’apertura serale che si trascina fino a mezzanotte: così il Palazzo Pinciani, San Nicolò, piazza Campiello e via di Visiale ospitano un mix di arte di diversi periodi in cui spicca l’omaggio a due maestri di quella pittura italiana non ancora completamente considerati dalla storia per il giusto valore. Ovvero Fausto Pirandello, figlio del celebre commediografo, ascritto alla prima Scuola Romana ma fondamentalmente grande isolato, e soprattutto Osvaldo Licini, di cui è in atto una rilettura critica, in particolare del secondo periodo, quando passò dall’astrazione al lirismo delle Amalassunte, mistiche rappresentazioni di antiche divinità precristiane.
Ad un ampio catalogo della «generazione di mezzo», ovvero quegli artisti che raramente vengono considerati nelle mostre perché abitanti nella terra di nessuno, si sovrappongono alcune giovani proposte, come il paesaggista siciliano Giovanni Iudice, ottimo erede della Scuola di Scicli discendente da Piero Guccione, e Nicola Samorì, eccezionale talento su cui scommettere per i prossimi anni. Nativo di Bagnacavallo, poco più che trentenne, Samorì rilegge l’iconografia classica - le immagini di partenza risalgono alla pittura cinque-secentesca - immettendola in un processo di devastazione interiore che si traduce in esplicito dissolversi della memoria storica in un tempo quanto mai incerto e insicuro. La sua ricerca spicca davvero nel panorama italiano, anzi se operasse all’estero il giovane Nicola costerebbe già bei soldi.
Altro talento evidente è quello del pugliese (ma residente a Domodossola) Massimiliano Alioto, quarantenne, che propone al Museo d’Arte Etrusca nel Palazzo Casali di Cortona l’ultimo capitolo di una riflessione sui possibili rapporti tra pittura e natura. Artista di evidenti capacità artigianali, fan di Courbet, Alioto rischia di essere letto come un classico, dunque estromesso dal dibattito contemporaneo. Ma questa è solo una lettura superficiale, poiché il problema posto è quanto mai urgente ed attuale. La sua visione del paesaggio è difatti controversa: di fronte alla bellezza ovvia della natura (una vetta di montagna, un mare in tempesta, un bosco inestricabile) pare sempre in agguato la minaccia di qualcosa che non conosciamo del tutto. Così la natura, che siamo abituati a contemplare, torna selvaggia, forma dinamica incontrollabile. Ad accompagnarlo un catalogo con un testo, ancora una volta, di Vittorio Sgarbi.
Le strade della pittura di qualità portano a Roma, dopo l’abbuffata di iper-contemporaneo e di archistar di cui abbiamo ampiamente riferito le scorse settimane. Tornando nel quartiere Testaccio, nelle sale della Pelanda ultime restaurate del complesso Macro Mattatoio, va in scena la prima personale pubblica nella sua città di Bernardo Siciliano, anch’egli quarantenne, emigrato da tempo a New York dove ha affinato tecnica e immaginario. Per il debutto capitolino Siciliano rinuncia al suo genere prediletto, il paesaggio urbano tra i toni caldi romani e il freddo metropolitano dell'America, per dedicarsi ad esplorare il corpo nudo, dipinto in maniera analitica e iper-reale, mix tra una fotografia di Helmut Newton e un marmo canoviano. «Nude City», questo il titolo della mostra curata da Maria Ida Gaeta e Lea Mattarella (dal 24 giugno al 25 luglio) è un omaggio alle atmosfere del film noir e ai suoi archetipi visivi, da Hopper a Eric Fischl, denso di citazioni letterarie e musicali, dal John Zorn di «Naked City» al new dark degli anni 2000. Un ritorno a casa davvero felice, per un artista che ha portato a termine un lungo processo di maturazione e che oggi si propone come uno dei pittori più importanti sulla scena nazionale e internazionale.

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