Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, abbiamo le femministe schierate contro gli Alpini. Il manifesto pubblicato in occasione dell'adunata di Genova recita così: "Abbiamo pensato di fornire alle donne e alle persone della comunità LGBTQIA+ strumenti per affrontare queste giornate di potenziali disagi, molestie e cat calling". Volantini, fischietti per dare l’allarme, form e numero di telefono per sporgere denuncia. C’è davvero di tutto in questa offensiva spirale ideologica che calpesta le penne nere. Per queste femministe, "dietro alla narrazione simpatica e solidale che parla di uomini pronti a intervenire per alluvioni e terremoti" e di "allegre compagnie di vecchietti goliardi, si nasconde” una cultura “basata su forza, autorità gerarchica e machismo". È una narrazione distorta e irrispettosa. Da sempre, infatti, gli alpini sono per il nostro Paese un presidio di valori e per tutti gli italiani un esempio concreto di solidarietà. Chi condivide certi volantini o imbratta i muri di Genova con slogan vergognosi dovrebbe prima ricordare la generosità e lo spirito di sacrificio con cui gli alpini servono, sempre con onore, l'Italia.
Al secondo posto abbiamo la sinistra islamica. Hanno già iniziato a organizzarsi: alle prossime elezioni amministrative sono stati già messi in lista diversi candidati musulmani. Solo per il Consiglio comunale di Venezia, il Pd ha schierato ben sette bengalesi. Con tanto di volantini che recitano "Nel nome di Allah, il misericordioso, il compassionevole..." e via discorrendo. Per i candidati musulmani il Partito democratico, in realtà, è solo un taxi. Il loro obiettivo è entrare nelle istituzioni, costruire nuovi di culto e soprattutto far entrare nel nostro ordinamento la sharia, la legge coranica. È stato teorizzato che, se nel 2027 si candidassero dieci islamici in ognuno dei 2000 comuni al voto, ci sarebbero in tutta Italia 20mila candidati a rappresentare la comunità musulmana. Ovviamente le amministrative sono solo il primo passo. Lo step successivo sono le politiche, magari non più con qualche candidato in lista ma con un vero e proprio partito islamico. E, se qualcuno vi dice che si tratta solo di fantascienza, sappiate che le basi per questo progetto sono state già gettate.
Al primo posto abbiamo il giornalista Massimo Giannini. Ospite di Giovanni Floris a DiMartedì su La7, si è lanciato nel solito attacco alla Meloni. Per sminuire la longevità dell'esecutivo, il secondo della storia repubblicana, ha fatto un paragone vergognoso. "La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo", ha detto. "È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva", ha continuato. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto". È un discorso che non merita grandi commenti perché si squalifica da solo per la sua pochezza. Quel che fa il governo Meloni può piacere o no ma arrivare a mortificare così le persone con disabilità è davvero troppo. Esplosa la polemica, Giannini si è scusato sottolineando però "la strumentalità di certe accuse". Può lamentare tutto quello che vuole ma le sue parole contribuiscono a una narrazione negativa e umiliante per chi vive la propria vita in sedia a rotelle.
Per fortuna ci sono persone come Gianfranco Paglia, medaglia d'oro al valore militare, da 33 anni sulla sedia a rotelle per l’attentato subito in Somalia. "Non auguro a nessuno di vivere una disabilità – ha detto - ma sulla mia carrozzina vado a testa alta".