Dilaga la corrente islamica del Pd. Per l'elezione del Consiglio comunale di Venezia, i dem schierano sette candidati bengalesi. Il volantino scritto in bangla di due candidati alla municipalità di Marghera presenta persino un'invocazione religiosa: "Nel nome di Allah, il misericordioso, il compassionevole...". E poi il testo centrale: "Assalamu Alaikum a tutti i residenti di Marghera-Venezia. Per le elezioni del Consiglio municipale, due candidati della comunità bangladese sono stati indicati dal Pd. Mettete una croce sul simbolo del Pd...". Ma a sostenere Andrea Martella, il candidato sindaco del centrosinistra, non saranno solo Abdul e Begum, la coppia elettorale da propaganda confessionale. Il senatore può contare su una rete, su una filiera, che alla base ha altri tre candidati nelle municipalità di Mestre (Afai) di Favaro (Alam) e di Zelarino (Nishi) e che alla testa schiera i due candidati al Consiglio comunale (Sayed e Rhitu). Il calcolo politico è rapido. Nel contesto tra Venezia e Mestre risiedono circa 30 musulmani. Non tutti votano ma le preferenze elettorali dei musulmani, come ha dimostrato il referendum elettorale sulla Giustizia, iniziano a pesare. Di questi, 10-15mila sono di origine bengalese. La comunità può contare su almeno 5mila elettori. E nello stesso perimetro, dove esistono già 12 moschee abusive, permane un progetto di 20milioni per l'edificazione di una grande moschea. Il terreno è già stato acquistato dalla comunità islamica, che ha già utilizzato quegli spazi per celebrare la fine dell'ultimo Ramadan. I promotori credono che la loro moschea possa diventare tra le più grandi di Europa. Ma in relazione ai fondi del progetto circola più di qualche perplessità. Lo scopo di queste sette candidature è stato palesato durante la presentazione delle liste: "Faremo la moschea, vogliamo che i nostri figli si sentano a casa e non stranieri".
Il centrodestra è a dir poco critico. L'europarlamentare leghista Anna Maria Cisint è convinta che, con queste liste, il Pd voglia portare "Allah in Comune". Per la campagna elettorale, la Lega ha già lanciato lo slogan "no moschea", con tanto di manifesti sui bus. Sumya Begun, una delle candidate musulmane del Pd, ha sollevato una polemica, parlando di "mezzi pubblici" che diventano "veicoli di odio razziale e culturale" e definendo "vergognoso" lo spot elettorale. La Cisint tira dritto: "Il Pd a Venezia è il nuovo partito islamico. Candida ed elemosina voti fra la comunità islamica bengalese in nome di Allah. Vogliono portare l'islamismo dentro le nostre istituzioni facendole entrare dalla porta principale per realizzare moschee e curare solo gli interessi dei radicalizzanti. Non glielo permetteremo".
Ma la questione ha travalicato i confini del Nord-Est ed è diventata di rilevanza nazionale. Se non altro perché il Partito democratico ha ormai decine di consiglieri comunali eletti che professano la confessione musulmana. E la formazione di Elly Schlein sembra voler ampliare ancora le fila di questa corrente interna. Il capogruppo alla Camera di Fdi Galeazzo Bignami ha postato un video social sul tema.
L'esponente meloniano ha ricordato come la sinistra abbia battagliato per togliere il crocifisso dalle scuole ma ora sia disposta a "islamizzare l'Italia" pur di raggiungere "il potere", magari concedendo più cittadinanze grazie allo Ius soli.