Polibio, Grillo e l’illusione di una Internetcrazia

Caro Granzotto, da anni si discute in Rete su come Internet potrebbe favorire inedite forme di democrazia diretta. È una materia complessa e affascinante, di cui si discute, per esempio, su www.internetcrazia.com. Non è che qualcuno ne ha parlato a Grillo, e da qui le sue ultime uscite? Stiamo attenti, però, a giudicarle tutte bischerate. La notorietà del comico e il desiderio viscerale di tanti di aver almeno l’illusione di poter contare qualcosa potrebbero, complici le nuove tecnologie, portare davvero a sviluppi imprevisti, e sarebbe davvero paradossale leggere, un domani, slogan del tipo «Tutto il potere ai soviet telematici»!
Carissimo Granzotto, Grillo non è poi tanto originale nel perseguire una «dittatura democratica». Polibio nel teorizzare l’anaciclosi pose come ultima fase della democrazia, quella degenerata in oclocrazia precursore di un nuovo ciclo attraverso due possibili strade: dittatura o monarchia. Che Grillo persegua la conclusione della ormai famosa «scossa» prefigurata dal Líder Massimo e che lei disse il 16 giugno essere solo il termine politicamente corretto per dire golpe?
Renzo Riva - Buja (Ud)

Cominciamo col dire, cari amici, che Grillo è out, fuori. La blogosfera, il popolo dei blog sarà sì potente e influente («È quello che ha determinato l’elezione di Obama a Presidente!», seguitano a vaneggiare i candidi bamba che idolatrano Internet) ma non abbastanza per impedire che un superbloggista come il guitto genovese fosse messo a tacere dalla nomenklatura pre e forse blog-indifferente del Pd. Cosa poi avesse in mente di fare Grillo, una volta sceso sul campo della politica, Dio solo lo sa. Escludo, caro Riva, che nell’attesa di diventare segretario dei democratici stesse riflettendo sull’anaciclosi, i corsi e ricorsi, e sull’oclocrazia o governo delle masse. Deve ancora nascere un Grillo capace di misurarsi col pensiero di Polibio, sempre che sappia chi sia, Polibio. Più consona al personaggio è la sua «dritta», caro Gallotti: sono andato a curiosare sul sito degli internettocrati ed è probabile che lo abbia frequentato anche Grillo, facendosi su un pensierino. Sentendosi un capopopolo telematico, credendosi capace di muovere con un clic le masse telematiche, una ideuzza gli deve essere frullata, in testa. Quella di poter dominare, lavorando di mouse, la società e civile e politica del Belpaese. Di farci tutti fessi via Internet. Lei dice, caro Gallotti, che l’internetcrazia non è una bischerata. E cosa, allora? Se è una cosa seria, perché le vecchie generazioni si son lasciate sfuggire di mano la possibilità di instaurare la telefonocrazia? E quelle prima la telegrafocrazia? Ma vogliamo farcene una ragione e ammettere che Internet è un servizio e non Manitù, non un Grande Fratello orwelliano? Un servizio prodigioso, straordinario. Quando sei in rete sei nel mondo, non ci sono più frontiere, con Facebook ti fai mille e trecento amici in un nanosecondo. Una bellezza. Chi non vorrebbe mille e trecento amici? Però basta che vada via la corrente, basta che cada la linea Dsl (tutte cose gestite da mirabolanti computer) e ti ritrovi, tu, i tuoi mille e trecento amici, il popolo dei blog, Grillo, gli internettocrati e la democrazia medesima ove internettocratica, col culo per terra. E non è una cosa carina.
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