La crisi energetica imbullona Christine Lagarde alla presidenza della Banca centrale europea. «Quando ci sono nubi all'orizzonte», ha detto ieri la banchiera centrale in un'intervista a Bloomberg ai margini dei lavori del Fondo Monetario Internazionale, «il capitano non lascia la sua nave. Questo capitano non lascia la sua nave perché vede nubi». Il mandato di Lagarde è in scadenza alla fine di ottobre del 2027, ma ormai da tempo circola voce di un suo addio anticipato su invito del presidente francese Emmanuel Macron - anche lui ormai in scadenza - che avrebbe voluto poter determinare la scelta del prossimo numero uno di Francoforte. Discorsi che sembrano ormai lontani anni luce dopo lo scoppio della guerra in Iran.
Nei corridoi della banca centrale si stanno rinfocolando le tensioni sui tassi d'interesse, dove all'orizzonte sembra ormai probabile una nuova ondata di rialzi. Del resto, il contesto economico europeo, con gli sviluppi della guerra in Medio Oriente, è «a metà strada» fra lo scenario di base individuato dalla Bce, e lo scenario «avverso», ha detto Lagarde avvertendo che se l'inflazione dovesse allontanarsi troppo dall'obiettivo del 2% arriverebbe puntuale la mazzata sul costo del denaro. Il primo rialzo potrebbe avvenire già nella prossima riunione, in calendario per il prossimo 30 aprile. In ogni caso, la presidente della Bce ha detto che l'approccio sarà «dipendente dai dati», un leit motiv della sua presidenza tenuto anche nel periodo del Covid. «Lo scenario peggiore è la guerra, in ogni caso». Se lo stretto di Hormuz «non è aperto alla navigazione e ai trasporti» è un problema «perché il 20% del gas e del petrolio passa da lì come le materie prime necessarie per i fertilizzanti, quelle per i microchip e quant'altro».
Intanto, dall'Italia il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani, invita a tagliare i tassi anzichéalzarli: «A Francoforte qualcuno pensa che aumentare il costo del denaro rappresenta un grave errore perché quando l'inflazione non è endogena ma esogena bisogna fare l'esatto contrario».
La giornata di ieri è stata anche quella degli allarmi: il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita per l'Italia al +0,5% per quest'anno e il 2027. «Ancora una volta l'economia globale rischia di deragliare dalla rotta, questa volta a causa della guerra in Medio Oriente», scrive l'Fmi sulle sue previsioni, arrivando a ipotizzare una recessione globale (si considera tale con un tasso di crescita inferiore al 2%), «cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19». Il capo economista del Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, non ha sostenuto la spinta di alcuni Paesi europei che hanno chiesto la sospensione del Patto di stabilità. «Molti Paesi europei sono impegnati per ridurre i deficit fiscali. È molto importante mantere il passo, non deviare, proseguire il riallineamento fiscale».
Nonostante, a detta dello stesso Fmi, ci sia uno «shock energetico comparabile al 1974». Una tesi che certamente non sarà popolare tra i governi europei, che si trovano a dover dare risposte a cittadini e imprese in difficoltà.