nostro inviato a Francoforte
Una preoccupazione crescente serpeggia ai vertici delle Banca centrale europea. Le guerre, le tensioni commerciali, il rischio di attacchi cyber, l'intelligenza artificiale e mercati finanziari sopravvalutati: un menu che aumenta il timore che, prima o poi, il cigno nero arrivi. Quindi il sistema bancario deve prepararsi. In un documento della Banca centrale europea, che Il Giornale ha potuto visionare in anteprima, a firma di Sharon Donnery, membro del consiglio di vigilanza della Bce, e Mario Quagliariello, direttore della strategia per la supervisione dei rischi, sono state indicate le priorità della vigilanza per il triennio 2026-2028. Le prospettive economiche sono per una crescita nell'Eurozona dell'1,3% nel periodo e l'indice di solidità patrimoniale (il Cet 1) nel terzo trimestre 2025 era salito al 16,1 percento. Tuttavia, lo scenario potrebbe repentinamente peggiorare.
«La aspettative sul futuro sono state ridisegnate», si legge sul documento della Bce, «da crescenti rischi geopolitici, l'elevata incertezza e dai cambiamenti strutturali spinti dall'innovazione tecnologica e dalle crisi climatiche». Il team di supervisione seguirà le singole banche vigilate, anche con stress test che saranno tarati su rischi specifici: la priorità numero uno è «migliorare la resilienza delle banche malgrado le incertezze macro-finanziarie» e, secondo, «che gli istituti migliorino le loro capacità tecnologiche per affrontare interruzioni alle operazioni critiche e ai servizi». In particolare, ci sarà enfasi sui rischi geopolitici: «Nel nostro dialogo di supervisione con le banche, guarderemo a come questi rischi trasversali saranno incorporati nella loro pianificazione di capitale».
La crescita dei dazi Usa, ma anche i danni da catastrofi climatiche possono aumentare il deterioramento del credito (anche se la percentuale di Npl è stabile al 2,2%). Basti pensare che fino a due anni fa la copertura assicurativa per questi danni era inferiore al 20 percento. L'obiettivo è garantire che «le banche europee rimangano profittevoli» e «sostenibili», questo però richiede un difficile livello di equilibrismo fra sostegno all'economia e stretta sul credito facile che può portare a una crescita futura dei crediti deteriorati. «È cruciale assicurare che le banche siano prudenti nel prendersi dei rischi e che esse mantengano standard di concessione del credito prudenti», scrivono gli esperti della vigilanza. «Questo è necessario per preservare la qualità degli asset» in caso di rallentamento dell'economia.
La sensazione è che la vigilanza della banca centrale non voglia con la fine delle garanzie pubbliche ricreare una situazione di crisi sui prestiti come quella dello scorso decennio, in una fase dove c'è una spinta ad aumentare i volumi di credito per compensare il calo dei ricavi dovuto all'abbassamento dei tassi.
Un avviso ai naviganti per evitare eccessi nella distribuzione dei dividendi, non arretrando sui requisiti di capitale prudenziale e soprattutto dopo che il sistema bancario europeo ha incassato utili significativi dedicando una parte più robusta del proprio capitale in eccesso agli investimenti tecnologici. Compiti a casa che le banche europee e italiane stanno facendo, ma forse a un ritmo inferiore a quello richiesto.